Bonifica di Piano d’Orta si allarga l’area dei veleni

Tavolo tecnico in Regione, si va verso la riperimetrazione del sito contaminato De Sanctis : «Valori ben oltre i limiti di legge per arsenico, piombo e rame»
BOLOGNANO. Entro pochi giorni la Regione ufficializzerà la proposta di nuova perimetrazione per il sito nazionale di bonifica di Piano d’Orta di Bolognano dove l’area dello stabilimento ex Montecatini, abbandonata dal 1964, è risultata fortemente contaminata da piombo, arsenico e altri metalli.
L’ennesima riunione di giovedì in Regione pare aver confermato l’orientamento emerso in sede di tavolo tecnico per includere tutta l’area di sedime del vecchio stabilimento, includendo quella porzione consistente e fino a oggi inspiegabilmente esclusa (parte in rosa nella piantina). La questione era emersa quando lo scorso anno la Stazione ornitologica abruzzese (Soa) in una nota inviata al ministero dell’Ambiente e ad altri enti aveva fatto rilevare l’incongruità, evidenziando ancora una volta la presenza nell’area esterna, a pochi metri da case e strade, di scorie delle antiche lavorazione, ceneri di pirite piene di piombo e arsenico. In questi mesi l’Arta ha rilevato la presenza di cumuli di questi scarti di lavorazione classificandoli quali rifiuti speciali pericolosi. «In realtà», afferma Augusto De Sanctis della Soa «già nel 2011 il Ministero aveva chiesto chiarimenti sullo stato delle aree non ricomprese nel perimetro, ma di fatto non si diede seguito. Oggi, grazie a un difficoltoso accesso agli atti promosso dalla mia associazione al Comune di Bolognano, che si è opposto, e soccombendo poi al parere del difensore civico, sappiamo che gli enti erano in possesso di numerosi dati fin dal 2009 per una parte consistente di queste aree esterne, definite “Comparto Z”. Questi dati non erano stati mai divulgati e indicano una contaminazione pesantissima, con suoli profondi - anche 8-9 metri - che presentano valori elevatissimi e ben oltre i limiti di legge per arsenico, rame, cobalto, cadmio, piombo, selenio e zinco. Inoltre risultano sotterrate a grande profondità anche scorie di lavorazione di varia colorazione, probabilmente ceneri di pirite, e le acque sotterranee erano risultate pesantemente contaminate fin dal 2009. Secondo questi documenti», va avanti De Sanctis, «nel 2014 fu espletata la cosiddetta analisi di rischio che confermò la sussistenza di una potenziale esposizione agli inquinanti per la popolazione. A fronte di questi dati, inspiegabilmente tenuti nei cassetti, finora non è stato fatto nulla. Ricordiamo che sul sito di Piano d’Orta vi è una nuova indagine in corso dopo quella che nel 2007 portò al sequestro da parte del compianto comandante della Forestale Guido Conti di parte delle aree». Dopo la segnalazione della Soa, la Provincia ha emanato agli inizi del 2018 una seconda ordinanza, dopo quella per le aree sequestrate nel 2007, individuando in Edison, erede di Montecatini, il presunto responsabile della contaminazione che, pertanto, dovrà mettere in sicurezza le aree e avviare la bonifica.
«Una situazione migliore rispetto al sito di Bussi», commenta De Sanctis, «visto che a Piano d’Orta è ufficialmente individuato il soggetto responsabile della contaminazione, al contrario di Bussi dove la Provincia deve ancora esprimersi a riguardo per l’area industriale e le discariche 2A e 2B». La Soa, infine, insiste affinché arrivi presto la Valutazione di impatto ambientale sul progetto di bonifica presentato da Edison, oggi in corso di esame al Ministero le cui decisioni sono attese per questi giorni.
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