Bonus da 600 euro e miniprestiti Ecco tutti gli intoppi da superare

17 Aprile 2020

I professionisti iscritti alle Casse previdenziali non riceveranno subito i soldi: procedure da integrare Casartigiani: per gli aiuti fino a 25mila euro l’erogazione della somma alle aziende non è automatico

L'AQUILA. La macchina organizzativa avviata per sostenere imprese e lavoratori, toccati dall'emergenza Covid-19, mostra anche qualche falla. È il caso dei bonus per i professionisti iscritti alle Casse previdenziali, che non riceveranno subito l'indennità di 600 euro. Il cambio dei requisiti, contenuto nel decreto Liquidità, annulla di fatto anche in Abruzzo le procedure già in itinere. Chi ha presentato domanda, dovrà ricominciare (o ha già ricominciato) daccapo e formulare una nuova istanza, con tempi di erogazione inevitabilmente più lunghi. Inghippi anche sul fronte dei crediti diretti concessi alle aziende, con un massimo di 25mila euro e garanzia al 100 per cento da parte dello Stato. La procedura, secondo Casartigiani, non è così automatica: servono specifici requisiti e la validazione degli istituti di credito.
NIENTE BONUS. I professionisti iscritti alle varie casse previdenziali non riceveranno subito i 600 euro. Il cambio in corsa dei requisiti, ha costretto le Casse di previdenza a sospendere i pagamenti già avviati e chiedere l'avvio di nuove procedure. Il decreto liquidità, all'articolo 34 ha, infatti, modificato i requisiti di accesso alla misura specificando che "ai fini del riconoscimento dell'indennità, i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria devono intendersi non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva". Il requisito principale è, quindi, l'iscrizione alle casse di previdenza private, in via esclusiva. Non si vedranno accreditati i bonus tutti quei professionisti che svolgono anche attività di dipendenti, le cui domande sono state cestinate. Per tutti gli altri che avevano già presentato domanda ed erano in attesa del pagamento, la procedura inizia di nuovo, con la formulazione di un'ulteriore richiesta all'ente di previdenza di riferimento.
A CHI SPETTANO. Ci sono anche dei paletti relativi al reddito. Dei 600 euro previsti per il mese di marzo, che dovrebbero salire a 800 ad aprile secondo le indicazioni del Governo, potranno usufruire solo i professionisti e titolari di partita Iva con un reddito inferiore a 35mila euro o tra i 35mila e i 50mila euro, a condizione che abbiano subito cali di attività di almeno il 33 per cento nei primi tre mesi del 2020. Accanto a questa misura, è stato introdotto il Fondo per il reddito di ultima istanza, che va a tutelare tutte le figure non ricomprese negli ammortizzatori sociali e negli indennizzi per partite Iva, autonomi, collaboratori continuati e coordinativi, lavoratori dello spettacolo, stagionali del turismo e operai agricoli.
PRESTITI ALLE AZIENDE. Per far fronte alla mancanza di liquidità, il Governo ha varato un prestito alle imprese fino a 25mila euro. «Ma l'erogazione della somma non avviene in automatico», spiega Dino Lucente, segretario Casartigiani di Pescara, «è prevista una procedura di valutazione da parte delle banche, che allunga i tempi di erogazione del finanziamento». Questo il meccanismo per ottenere il prestito: le aziende devono presentare un'autocertificazione via mail o per Pec alle filiali dove hanno aperto il conto corrente, con la relativa documentazione, gli ultimi due documenti Unici e i bilanci dell'ultimo biennio. «Le imprese», sottolinea Lucente, «devono dimostrare di non avere blocchi pregressi con le banche, al 31 dicembre 2019, e dichiarare espressamente la causale di impiego del prestito. Se la somma erogata verrà utilizzata per il pagamento di affitti e mutui sospesi, per l'Iva, per l'acquisto di Dispositivi individuali di sicurezza o altro. La garanzia da parte dello Stato è al 100 per cento», afferma Lucente, «ma le aziende si trovano di fronte ad una serie di problemi: le banche ricevono solo per appuntamento e la procedura non risulta automatica, in quanto l'istituto di credito, essendo un privato, deve verificare se il cliente è in grado o meno di pagare. La legge, in realtà, non prevede una fase istruttoria, che in realtà viene regolarmente effettuata».
PRIMA RICHIESTA. Il Governo lo ha previsto nel decreto Liquidità: i prestiti bancari devono essere rilasciati a prima richiesta. «Significa che se un commerciante o un artigiano non riesce a pagare anche solo la prima rata», evidenzia Lucente, «il mutuo viene chiuso immediatamente e la banca chiede di rientrare per l'intera somma erogata. Per le micro aziende e le partite Iva rappresenta un rischio altissimo, anche se la restituzione è prevista in sessanta mesi. Basta saltare una sola rata per vedersi revocato il prestito». E anche sulle somme erogate sussistono delle limitazioni: il decreto prevede, infatti, che si possano concedere prestiti fino al 25 per cento del fatturato dell'anno precedente. Per ottenere 25mila euro, l'azienda deve aver fatturato, nel 2019, almeno 100 milioni di euro. E così, a scalare verso il basso.
CAMERE DI COMMERCIO. «Chiediamo», conclude Lucente, «anche che vengano annullati, in automatico, tutti i protesti cambiari delle imprese iscritte sui bollettini delle Camere di commercio abruzzesi e trasmessi dalle stesse alle Prefetture. Le Camere di commercio sono chiamate, come stabilito dal Governo, ad annullare subito, automaticamente, i protesti pubblicizzati da gennaio e per tutto il periodo dell'emergenza. Un atto non solo previsto dal decreto, e quindi da attuare per legge, ma che darebbe la possibilità alle aziende di accedere anche a prestiti e finanziamenti bancari».
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