Borsacchio, va in scena l’ultimo grande scontro prima delle elezioni

7 Marzo 2024

Il ministero della Cultura alza il cartellino rosso alla legge D’Amico: «Dà il via al cemento». Febbo: «Non è vero»

ROSETO. Il taglio del Borsacchio irrompe nelle ultime ore di campagna elettorale. A innescare le reazioni del Patto per l’Abruzzo e il candidato, Luciano D'Amico, lo stop arrivato dal ministero della Cultura alla riduzione ad appena 24 ettari della Riserva di Roseto. Una decisione presa alla vigilia di Capodanno, in Consiglio regionale, e subito osteggiata dagli ambientalisti, con a capo Marco Borgatti, presidente delle Guide del Borsacchio. Ma che va incontro, secondo il centrodestra abruzzese, alla sola richiesta di introdurre un «vincolo paesaggistico», di cui si dovrà occupare, nel caso, la nuova amministrazione regionale.
La decisione fatta approvare con la finanziaria regionale con un emendamento in extremis dalla maggioranza del governatore ricandidato, Marco Marsilio «tra il 28 e 29 dicembre scorsi, con il favore delle tenebre», come attacca il verde Angelo Bonelli, aveva subito fatto scattare una petizione di 30mila firme per salvare la riserva, sostenuta anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein («Il governo deve promuovere la questione di incostituzionalità di fronte alla Corte costituzionale, facendo finalmente l’interesse dell’Abruzzo», ribadisce ora Daniele Marinelli, segretario regionale del Pd, «la riserva del Borsacchio va ripristinata e difesa»).
E mentre fiorivano esposti (a partire da Alleanza Verde) e richieste di impugnativa davanti alla Consulta da parte del Wwf, la questione era arrivata anche sul tavolo del Mic. Che solo ieri si è espresso, come ha annunciato Giulio Sottanelli, certificando, afferma il deputato rosetano e segretario regionale di Azione, che ridurre di oltre un migliaio di ettari la Riserva è «uno scempio nella forma e nella sostanza».
Peraltro, sottolinea D’Amico, candidato del campo largo alla presidenza della Regione, le osservazioni dei tecnici del ministero guidato da Giuliano Sangiuliano, «preoccupano soprattutto per il rischio cementificazione», in un'area protetta e diventata Riserva dal 2002, che ospita il fratino ma anche la nidificazione delle tartarughe caretta caretta.
«Quelle propinate a gran voce dal centrodestra, Marsilio in primis», continua D’Amico, «sembrano proprio rassicurazioni fallaci che si smontano leggendo il documento del Ministero, che esplicita chiaramente come nei territori interessati dalla Riserva del Borsacchio non ci sarà alcuna tutela paesaggistica e si potrà cementificare in modo pressoché indisturbato».
Per il centrodestra però «non c'è stata alcuna bocciatura» ma, spiega il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Mauro Febbo, di una «interlocuzione» sulla «necessità di un vincolo paesaggistico». Che sarà portato con una legge «alla prima riunione utile del Consiglio regionale». Sempre che il centrodestra sia riconfermato alla guida dell'Abruzzo. Ma andiamo con ordine. «La legge della Regione Abruzzo che ha tagliato la Riserva del Borsacchio viola la Costituzione: lo dice il Ministero della cultura alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Perché? Per tre ragioni», spiega Enzo Di Salvatore, docente di diritto Costituzionale all’Unite, «la prima è quella che smentisce quanto finora sostenuto dal centrodestra, e cioè che aver soppresso la riserva non significhi far venire meno la tutela paesaggistica: l’applicazione dell’articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio - chiarisce il Ministero - presuppone pur sempre che esista una Riserva. E in questo caso la Riserva non c’è più. La seconda ragione», prosegue, «è quella che è stata affacciata da me e da altri sin dall’inizio di questa vicenda, e cioè che la legge sia illegittima perché non ha rispettato il procedimento, ossia è stata approvata senza coinvolgere gli enti territoriali interessati (in questo caso, né il Comune di Roseto né la Provincia di Teramo)».
«La terza ragione», conclude il docente, «è quella più grave: il Ministero dice che la legge regionale, nel prevedere che in Abruzzo si possano effettuare interventi straordinari di ampliamento in materia di edilizia in deroga ai regolamenti e agli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, finisce per innescare un mix micidiale proprio con riguardo al territorio interessato dalla Riserva: il mix è dato dal combinato disposto della riduzione della Riserva, da un lato, e dalla possibilità di derogare al regolamento comunale di Roseto e ai piani urbanistici, dall’altro. Il risultato è che nei territori interessati dal Borsacchio non solo non ci sarà più alcuna tutela paesaggistica, ma si potrà cementificare senza dover rispettare alcuna regola».
Per il consigliere regionale ricandidato, Dino Pepe, «siamo di fronte a una bocciatura eclatante, che certifica l’inadeguatezza del governo regionale a guida Marsilio. È una nota netta che rafforza quanto avevamo già prontamente contestato l’indomani del voto: la Riperimetrazione del Borsacchio è illegittima, come già era avvenuto con il Parco Sirente-Velino, poiché manca ogni tipo di coinvolgimento dei territori, delle istituzioni locali e delle associazioni».
L’appello finale arriva dal sindaco di Roseto, Mario Nugnes, e dal presidente del Consiglio Comunale, Gabriella Recchiuti: «Non c’è più tempo da perdere», dicono, «chiediamo a gran voce alla presidenza del Consiglio dei Ministri di deliberare il sacrosanto ricorso verso questa norma della Regione Abruzzo e di farlo il prima possibile». (c.s.)