Borsari: «Sto con Hillary ma non combatto Donald»
Luciano Borsari, foto-giornalista di 61 anni, nato in Venezuela, cittadino italo-americano, in questi giorni a Guardiagrele, il paese originario della mamma (il papà è della provincia di Modena), non...
Luciano Borsari, foto-giornalista di 61 anni, nato in Venezuela, cittadino italo-americano, in questi giorni a Guardiagrele, il paese originario della mamma (il papà è della provincia di Modena), non è solo un elettore, perché di norma, da volontario, è supervisore, a San Diego, nell’immenso Stato della California, del touch screen, una delle modalità in cui l’elettore americano può esprimere il proprio voto (sia per il Congresso, sia per le presidenziali) quando si reca ai seggi. «È un’opzione», dice al Centro Borsari, «che scelgono spesso i giovani e consiste nel presentarsi con una tessera elettronica che contiene tutti i dati, compreso il “ballot”, la scheda elettorale. E io da anni controllo questo forma di esercizio del voto». Tranne che per le presidenziali di dopodomani, visto che Borsari, da qualche giorno, è in Italia. «Io ho già votato», riferisce Borsari, che nella sua carriera ha immortalato, tra i tanti, George Bush figlio e Al Gore, oltre a Mikhail Gorbaciov e Shimon Peres, «e ho votato per Clinton». Già, poiché il foto-giornalista italo-americano è un convinto sostenitore del Partito Democratico Usa. «Credo molto nel partito e lo stesso ho fatto per Obama», rimarca.
Però a Borsari preme precisare anche un altro aspetto. «Ho votato per Clinton», sottolinea, «ma, allo stesso tempo, non sono contro Trump». Per Borsari, poi, molto attivo politicamente anche nei “caucuses”, il procedimento elettorale del partito che si mette in atto all’inizio delle primarie, un contraccolpo fatale per le ambizioni di Clinton, dopo le indagini aperte sull’emailgate da parte dell’Fbi, non dovrebbe esserci. «Per l’America», osserva, «tutto ciò che sta accadendo, non avrà particolare rilievo. E poi io ho “trust”, fiducia del sistema giudiziario americano». (VdL)

