Bosnia, rischio cellule islamiste

17 Novembre 2015

Sito affiliato all’Is minaccia vendetta: «Scorrerà un fiume di sangue»

SARAJEVO. Le stragi di Parigi hanno riproposto con inquietante attualità la nutrita presenza integralista islamica nei Balcani, la cui popolazione è in larga parte di religione e cultura musulmana, e da dove migliaia di combattenti sono partiti per unirsi alle formazioni jihadiste dello Stato islamico in Siria e Iraq. Bosnia, Kosovo e regione del Sangiacctao, nel sud della Serbia, registrano la presenza più massiccia e capillare di comunità integraliste islamiche, molte delle quali legate alla corrente wahabita.

E proprio dalla Bosnia, all’indomani degli attentati a Parigi, sono partite nuove, preoccupanti minacce. Gli islamisti del sito web in lingua bosniaca, “Vijesti ummeta” (notizie della comunità dei fedeli), seguaci dell’Is, hanno minacciano nuovi devastanti attacchi terroristici, come vendetta per i raid contro il Califfato, annunciando altre stragi e «fiumi di sangue». «Sappiate che stiamo per arrivare, siamo già tra voi, presto scorrerà il sangue nelle strade della Bosnia e di tutta l’Europa, Inshallah», hanno scritto gli integralisti su “Vijesti ummeta”. Secondo la stampa locale, tale sito fondamentalista è diretto dal leader bosniaco della comunità wahabita in Austria, Muhamed Porca, che da Vienna, da diversi anni, finanzia, con fondi dell’Arabia Saudita, i wahabiti in Bosnia, e da Bajro Ikanovic che, condannato nel 2007 per aver pianificato attentati terroristici, dopo aver scontato una pena di 4 anni, è oggi in Siria esponente di spicco dell’Is.

La presenza di gruppi radicali islamici in Bosnia, dove il 40% dei 3,8 milioni di abitanti sono musulmani, in larga parte seguaci di un islam moderato, non è un fenomeno recente. Durante la guerra di Bosnia (1992-95) alcune centinaia di volontari arabi e islamici arrivarono nel Paese per combattere a fianco dei musulmani bosniaci. Alla fine del conflitto, con l’inizio della missione di pace Nato guidata dagli Usa, arrivò in Bosnia, a suon di petrodollari, anche l’Arabia Saudita, che cominciò a finanziare abbondantemente i gruppi di ex combattenti islamici rimasti nel Paese come missionari dell’islam radicale. A un centinaio di tali estremisti le autorità bosniache revocarono la cittadinanza, acquisita per meriti militari nel 2001, quando ormai si registrava nel Paese la presenza di diversi gruppi di wahabiti in contrasto con le istituzioni ufficiali della comunità islamica bosniaca.