Botte a Rancitelli, presi 6 responsabili

Tre rom sono finiti agli arresti domiciliari, altri tre sono stati sottoposti all’obbligo di dimora. Indagato il nigeriano picchiato
PESCARA. Tre rom finiti agli arresti domiciliari e altri tre sottoposti all’obbligo di dimora a Pescara, tutti già noti alle forze dell’ordine. Sono queste le misure adottate dal Tribunale dopo la rissa avvenuta la sera del 12 agosto tra via Tiburtina e via Lago di Capestrano, davanti a un ristorante, tra un gruppo di rom e alcuni nigeriani. Quella sera, era domenica, un nigeriano di 33 anni che vive sopra al locale “osò” lamentarsi per il chiasso che arrivava dal ristorante, visto che vive al piano superiore con la famiglia. Ed è scattata una zuffa durante la quale è stato usato di tutto: dalle fioriere ai tavoli del locale, passando per bicchieri, bottiglie e sedie. Il nigeriano, colpito con violenza alla testa durante la rissa, è finito in ospedale in prognosi riservata ed è stato operato con urgenza.
Agli arresti domiciliari sono finiti Levino Cirelli, il figlio Carmine, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, e Milton Di Pietrantonio (incensurato), che hanno rispettivamente 56, 31 e 29 anni, mentre l’obbligo di dimora con il divieto di uscire dalle 22 alle 7 è scattato per Giuseppina Cirelli, Guerino Spinelli e Vincenzo Ciarelli, di 31, 28 e 34 anni (l’ultimo è stato individuato a Padova). Delle indagini si è occupata la sezione “Reati contro la personale” della squadra mobile (la sezione è coordinata da Angelo D’Onofrio) che ha ricostruito i fatti anche attraverso alcune testimonianze, tra cui quelle dei gestori del locale, che hanno riconosciuto da subito le responsabilità di due parenti.
«La loro è stata una grossa collaborazione», sottolinea il questore Francesco Misiti. L’episodio di sangue, particolarmente cruento, ha fatto subito il giro del web grazie e un video girato sul posto da un testimone e poi diffuso su Facebook. Quelle immagini sono state usate anche dalla squadra mobile, diretta da Dante Cosentino, per identificare i partecipanti. Con il passare delle ore si è scoperto che a quella lite avrebbero partecipato in 13, di cui dieci sono individuati e indagati: otto sono rom, alcuni imparentati tra loro (uno è minorenne, ha 17 anni e se ne occupa il Tribunale per i minorenni), altri due sono nigeriani e uno di questi è proprio la vittima.
Questi i fatti. La sera del 12, verso le 22.30, al 113 arrivano diverse chiamate di cittadini che segnalano la rissa in strada. Alla questura si rivolgono anche i gestori dell’attività, intimoriti dal fatto che gli stessero «sfasciando» l’attività. Arrivando sul posto le pattuglie della squadra volante trovano molte persone (altre si sono dileguate) e i resti di una specie di guerriglia: pezzi di tavoli, sedie, vasi, bottiglie e bicchieri in frantumi. I gestori del locale raccontano che due persone, padre e figlio, e cioè fratello e nipote della donna che si occupa del ristorante, si sono presentati al bancone e hanno chiesto di avere della birra gratis. Essendo ubriachi la donna si è rifiutata di servirli e li ha messi alla porta per non dare fastidio ai clienti. Ma per tutta risposta è stata presa a schiaffi insieme al marito. Ed è così che partono tavoli e sedie. Qualche istante dopo arriva in strada l’uomo di origine africana, regolare in Italia, che contesta agli aggressori l’eccessivo rumore e viene a sua volta colpito con un tavolo e con il piede di un tavolo. L’uomo, racconterà la moglie, è sceso lungo la via per chiedere di ridurre i rumori perché sono stati lanciati degli oggetti che hanno colpito la finestra della sua abitazione. E una bottiglia di vetro, rompendosi, ha creato un rumore tale da svegliare i figli del nigeriano, facendoli agitare. Sempre dalla moglie arrivano alcune indicazioni per risalire ai partecipanti alla rissa in cui ha avuto la peggio il marito, che è stato soccorso da alcuni connazionali, non tutti identificati. Lui stesso finisce tra gli indagati, avendo fronteggiato i rom.
Le misure sono del giudice per le indagini preliminari Elio Bongrazio su richiesta del pubblico ministero Anna Benigni. La polizia ha voluto dare una «risposta forte» al quartiere dopo la rissa del 12 agosto. Un quartiere «salito agli onori della cronaca per tanti motivi» e che presenta «molti limiti» ma dove «non è tutto nero». Queste le parole del questore Francesco Misiti dopo le misure eseguite ieri mattina dal personale della squadra mobile tra Pescara e Padova proprio dopo quella rissa.
Le misure sono scattate per rissa aggravata da lesioni volontarie gravi e lesioni volontarie gravi. E la vicenda potrebbe non chiudersi qui, dice sempre Misiti aggiungendo che «potrebbero esserci degli sviluppi», essendoci altri indagati.
Dopo la rissa, proprio il questore ha intensificato i controlli in questa zona.
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