Botte all’alunno disabile: a processo

18 Settembre 2018

Maltrattamenti a un bambino autistico: insegnante di sostegno sospesa per un anno. Segnalazioni anche dai compagni

PESCARA. Una insegnante di sostegno della scuola media Ignazio Silone di Montesilvano, L.P., finisce sotto processo per maltrattamenti nei confronti di un ragazzo disabile che all'epoca dei fatti (2016) aveva 12 anni, affidato alle sue cure proprio per il suo grave e complesso ritardo neuromotorio e per la sua incapacità di far fronte alle proprie esigenze primarie.
Una brutta storia (che ha portato il ministero dell'Istruzione a costituirsi parte civile nel processo), trattata con estrema attenzione e cautela dal pm Anna Benigni, che chiese ed ottenne anche l'emissione di una misura cautelare nei confronti dell'insegnante: un anno di sospensione dall'attività didattica. La denuncia partì dalla madre del ragazzo, informata dalla dirigente della scuola di strani comportamenti del disabile quando era solo con la sua insegnante di sostegno, soprattutto in un'aula posta proprio di fronte al suo ufficio. Ma questo fu soltanto l'ultimo atto di una vicenda che ormai si protraeva da diverso tempo e che era stata oggetto di attenzioni da parte del corpo docente del ragazzo, che aveva creato anche l'indignazione dei compagni di classe del disabile. Mostrando molto più acume e senso di responsabilità davanti ai comportamenti di quella insegnante, «evidentemente toccati nella sensibilità dal ripetersi delle condotte ingiustamente vessatorie dell'insegnante», come scrive il pm nella richiesta di misura cautelare, molti di loro erano persino arrivati a scrivere ciascuno una lettera alla rappresentante di classe per chiedere un intervento a tutela del loro compagno. «I bambini» aggiunge il magistrato, «evidentemente testimoniando un senso del dovere e di solidarietà nei confronti di un coetaneo così già duramente provato dalla vita, hanno riferito su come l'insegnante non si curasse delle esigenze del compagno, omettendo di somministrargli la merenda durante la ricreazione o imponendo alla giovane vittima di mangiare fuori orario; riprendendolo quando non collaborava nelle attività didattiche con percosse sul braccio o sulla schiena, tirandolo per i capelli per uscire dalla classe. Arrivando persino ad allontanare i compagni di classe che si avvicinavano a lui, paventando loro il rischio di essere contagiati da non meglio precisate malattie delle quali il disabile sarebbe stato portatore». Pur sapendo che il ragazzo che le era stato affidato, non può parlare, ma sillaba solamente e ha bisogno di assistenza continua per ogni esigenza primaria, l'imputata sarebbe anche arrivata, per punirlo, a slacciargli in continuazione le scarpe, sapendo che in quel modo il ragazzo si bloccava e non riusciva a muoversi. Nel corso dell'istruttoria dell'inchiesta il magistrato ha ascoltato molte persone: dalla madre del disabile che aveva notato un immediato cambiamento nell'umore e nell'aggressività del figlio da quando era affidato a quell'insegnante, alle altre insegnanti e persino i compagni di scuola, sentiti con l'ausilio di uno psicologo. Fino ad arrivare alla dirigente scolastica, nei cui confronti il pm scrive: «Degna di approfondimento appare anche la condotta di coloro che, rivestendo un ruolo istituzionale e avendo avuto piena contezza dei comportamenti posti in essere ai danni del ragazzo disabile, non abbiano prontamente informato l'autorità giudiziaria». Insomma una grave sottovalutazione di una situazione di cui tutti a scuola erano a conoscenza, sapendo soprattutto dei precedenti di quell'insegnante, tutti poco edificanti (aveva ricevuto diverse contestazioni per i suoi metodi nel corso degli anni da parte di dirigenti diversi) e certamente non confacenti a chi è chiamato a svolgere il difficile e delicato lavoro di supportare un disabile.