Botte alla bimba disabile, condannata

Operatrice domiciliare incastrata dal filmato di un vicino di casa che riprese la scena nel giardino condominiale
MONTESILVANO. Doveva prendersi cura di una bimba disabile. Un’operatrice domiciliare di 63 anni, originaria di Pineto, è stata condannata dal gup Antonella Di Carlo a due mesi di reclusione (pena sospesa) per il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. La storia risale all'estate di due anni fa ed è accaduta a Montesilvano. La 63enne, giudicata con il rito abbreviato, è stata ritenuta colpevole di un episodio avvenuto il 7 luglio 2016. Nello specifico, in uno dei pomeriggi passati a casa della piccola le ha preso il naso torcendolo con violenza, per poi sbatterle la testa contro la recinzione metallica dell’area condominiale. Una scena riprovevole notata, filmata con il telefonino da un vicino che la sera stessa si prese la briga di andare a raccontare tutto alla mamma della bambina. Un fatto grave che ha spinto la donna ad andare fino in fondo, anche perché già nel febbraio 2016 aveva notato sulla figlia ecchimosi, lividi e abrasioni. Segni sottovalutati fino a quel momento perché la bimba era iperattiva e, spesso, si muoveva in modo maldestro. Ma dopo quel giorno di luglio la donna si è rivolta all'avvocato Liborio Romito, denunciando l’operatrice domiciliare inviata dal Comune (da non confondere con la figura dell'assistente sociale). La 63enne è finita sotto accusa davanti al gup Di Carlo e, a distanza di due anni, è arrivata la condanna. Una condanna, però, relativa solo dell'episodio del luglio 2016 avvenuto nel giardino condominiale. L’operatrice era accusata dal pm di maltrattamenti (art.572 del codice penale), ma il giudice ha ritenuto sussistere il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (art. 571) in quanto «il perimetro probatorio», si legge nella sentenza, «non consente di ravvisare nella vicenda il reato di cui all'articolo 572 perché di natura abituale». Di Carlo invece ritiene «riscontrabile», in relazione alle dichiarazioni del vicino di casa «di diretta osservazione, solo quando accadde il pomeriggio del 7 luglio 2016». E ancora, scrive il gup: «Né può accedersi all’argomentazione per cui, ferma la responsabilità dell’imputata per quanto accaduto il 7 luglio 2016, alla condotta dell’imputata sarebbero ugualmente ascrivibili quelle manifestazioni lesive sul corpo» della bambina «rilevate nelle occasioni pregresse (a febbraio, maggio e giugno 2016) dato che come in precedenza» la bimba «era sempre affidata all’imputata, perché», sostiene il gup, «trattasi di argomentazione congetturale contro la quale militano il disconoscimento dei meccanismi di causazione e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività" della piccola. L'imputata dovrà risarcire la madre della vittima, parte civile nel procedimento, con 5mila euro e pagare le spese processuali.

