Botte alla compagna Dopo la condanna non si pente: arrestato

Francavilla. Cinque anni dopo l’affidamento ai servizi sociali i carabinieri tornano dal 62enne denunciato dalla donna
FRANCAVILLA. È stato arrestato dai carabinieri di Francavilla P.N.A., 62enne di origini cosentine, ma da anni residente in città, condannato per maltrattamenti in famiglia. I fatti risalgono al 2010, quando la seconda compagna (dopo che la moglie lo aveva già denunciato per lo stesso reato in precedenza, ndc), con cui ha anche avuto una bambina, prende coraggio e racconta tutto ai militari della locale stazione.
La donna parla di botte, soprusi, di minacce di morte, anche in presenza della figlia, e sottrazione dei documenti onde impedirle di fuggire. La narrazione della donna apre un nuovo processo a suo carico, circostanza a cui il 62enne sembra essere abituato, visto che nel suo curriculum sono presenti omicidio, tentato omicidio, minacce e danneggiamento, a testimonianza di una certa attività nel mondo criminale. Processo che si conclude con una condanna, arrivata nel 2015, anche se in quel caso il giudice aveva disposto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Evidentemente però la misura non ha sortito gli effetti sperati: infatti, nell’atto che ha fatto scattare la detenzione domiciliare per un anno e quattro mesi, l'autorità giudiziaria gli contesta «una scarsa revisione critica», vale a dire nessun segno di pentimento. Per questo lunedì sera i carabinieri hanno bussato alla porta di casa sua, notificandogli il nuovo provvedimento.
Un provvedimento che potrebbe anche essere rivisto qualora dovessero arrivare ulteriori sentenze definitive, considerato il passato dell'uomo. Nel frattempo, però, emerge come quella della violenza di genere sia una piaga ancora presente sul territorio, nonostante le molte iniziative messe in campo dalle associazioni e dai servizi sociali.
Da quanto si apprende nei primi undici mesi del 2020 sono state almeno venti le denunce che le vittime di violenza hanno sporto nei confronti degli aggressori. Si tratta per lo più di violenze domestiche, acuite anche dal periodo di lockdown. Si va dalle molestie alle aggressioni, dallo stalking alle botte, fino anche agli abusi e alla violenza sessuale. Chi arriva a denunciare lo fa solo in preda all'esasperazione e dopo l’ennesimo sopruso subito, ma ancora una volta il consiglio è quello di non aspettare che la violenza si ripeta.
Nella maggior parte dei casi la vittima è una donna, che ancor prima di rivolgersi alle istituzioni si confida con un'amica, una persona di fiducia. Le mura domestiche rappresentano il luogo principale in cui questi reati si consumano, anche se talvolta la vittima o riesce a chiedere l'intervento dell'autorità in tempo reale oppure cerca di registrare con telefono e telecamera il momento di violenza, così da avere una prova tangibile di quanto poi andrà a denunciare. Rispetto al passato il coraggio di chi subisce e poi racconta riesce a portare sempre più a galla la violenza domestica, un atteggiamento che secondo gli inquirenti rappresenta la base per mettere un freno a questa piaga sociale.

