Botte e insulti a moglie e figli Condannato per minacce: 10 mesi

L’accusa aveva chiesto per l’imputato 3 anni di reclusione. Ieri la sentenza che accoglie la tesi difensiva L’uomo finì ai domiciliari dopo una serie di maltrattamenti in cui usò anche un martello e un coltello
PESCARA. Anche se a distanza di oltre sette mesi dall'ultima udienza, causa emergenza Covid, ieri è arrivata la decisione del tribunale e la condanna a 10 mesi di reclusione per un marito e padre violento.
A febbraio scorso, la pubblica accusa aveva fatto la sua requisitoria chiedendo per C.A. (difeso dall’avvocato Carlo Corradi), un uomo che vive in un piccolo centro della provincia di Pescara, la condanna a 3 anni di reclusione per maltrattamenti continui contro i familiari. La condanna c'è stata, ma ridimensionata dopo la decisione del giudice Villani che ha parzialmente accolto la tesi dell’avvocato Corradi, derubricando il più pesante reato di maltrattamenti ai familiari in minacce aggravate e violenza privata, arrivando alla quantificazione di 10 mesi di reclusione con i benefici subordinati al pagamento, da parte dell’imputato, di 3.000 euro in favore della parte civile. Resta il fatto che l’uomo, che venne posto ai domiciliari, vi restò per oltre quattro mesi sulla scorta di una imputazione molto più grave che evidentemente non ha trovato riscontri nel corso del dibattimento. A favore dell’imputato ha giocato senza dubbio l’assenza di una qualsiasi certificazione medica comprovante i maltrattamenti a moglie e figli, e anche le deposizioni in aula degli stessi familiari che hanno sfumato la posizione dell’imputato, fornendo al giudice un quadro diverso da quello prospettato dall’accusa e confermato dal gip che ne dispose i domiciliari. Si parlava infatti di maltrattamenti continui a carico della moglie, ma anche dei due figli, che spesso erano costretti ad assistere a quelle violente scene e a loro volta venivano minacciati se cercavano di prendere le difese della madre. Una terribile serie di violenze fra le quattro mura di casa dove l'imputato, stando almeno al capo di imputazione, non si è risparmiato nulla: botte, uso di armi, come un martello e un grosso coltello da cucina; minacce, insulti alla moglie («scema, stupida, matta, puttana, se non alzo le mani non capisci», riportate nell’imputazione).
Quadro accusatorio confermato dal gip Elio Bongrazio quando firmò a carico dell’uomo la misura cautelare. «Ha posto in essere», scriveva il giudice, «condotte abituali caratterizzate da aggressioni fisiche mediante uso di armi, ovvero atti di vessazione continui, tali da cagionare sofferenze ed umiliazioni lesive della integrità fisica e morale, della libertà e del decoro delle persone offese e tali da indurre in queste uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza, resa particolarmente dolorosa dalla condotta sopraffattrice, sistematica e programmata dell'indagato». Arrivò anche a cacciare fuori di casa, di sera, la moglie perché si era rifiutata di avere con lui un rapporto sessuale, minacciando anche di dar fuoco alla casa: e in effetti gettò alcol su sedie e tovaglia e appiccò il fuoco. In un'altra circostanza, durante uno dei tanti litigi, l’uomo aveva afferrato la sciarpa che la donna aveva al collo stringendola con forza, e si fermò soltanto per l'intervento della figlia, verso la quale però puntò un grosso coltello da cucina immobilizzandola contro il frigorifero. Maltrattamenti di ogni genere che, secondo l'accusa, avrebbero inflitto «sofferenze fisiche e morali alla donna tali da rendere abitualmente dolorosa e mortificante la convivenza familiare e da costringerla a vivere in un costante stato di paura e soggezione psicologica». L'ultimo episodio fece intervenire i carabinieri, chiamati da una vicina di casa: moglie e figli si erano chiusi a chiave in casa per impedire altre violenze e quando giunsero i militari l'uomo era intento con degli attrezzi a forzare la porta. Quanto alle violenze sui figli, nel capo di imputazione si legge che l’uomo coinvolgeva i figli «consapevolmente in dinamiche violente...colpendoli con calci, schiaffi e minacciandoli di morte», accuse poi sfumate all'esito del dibattimento.
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