Botte e insulti ai poliziotti Ora dovrà risarcirli

24 Settembre 2018

Il fatto avvenne davanti allo stabilimento Jambo nell’estate del 2012 Il cittadino li aggredì accusandoli del ritardo: c’era un uomo armato di coltello

PESCARA. Chiama la polizia perché all’interno del locale in cui si trova c’era un uomo armato di coltello, poi, quando arriva la volante, va in escandescenze perché gli agenti, a dir suo, sarebbero giunti in ritardo. E così finisce sotto processo per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni personali sempre a carico degli agenti intervenuti, che si sono costituiti parte civile nel processo. Il fatto risale all’agosto del 2012 quando, alle due di notte, arriva la chiamata alla polizia su qualcosa che sta accadendo all’interno del noto stabilimento balneare Jambo. Giunti sul posto i quattro agenti vengono immediatamente aggrediti verbalmente da A.P., che li aspetta fuori del locale e che si rivolge così alle forze dell’ordine: «È mezz’ora che chiamo il 113 dove ca... siete stati, dovete muovervi quando il cittadino chiama, mi avete rotto il ca..., vergognatevi», come ricostruisce l’avvocato Lorella Cipollone che presentò l’esposto per conto di uno dei quattro agenti di polizia (tutti e quattro gli agenti presentarono denuncia). Gli agenti cercano di calmarlo, ma senza riuscirvi. Anzi il giovane reagisce e, così come riporta il capo di imputazione, allunga un violento ceffone a una poliziotta e torce il braccio a un altro collega fino a quando non viene immobilizzato. Soltanto dopo aver riportato alla ragione il giovane, gli agenti possono entrare nel locale alla ricerca dell’uomo armato di coltello che però, nel frattempo, si era allontanato. E così l’esuberante cliente è finito sotto processo, davanti al giudice monocratico, Manduzio, che lo ha assolto dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale, ma lo ha condannato per il reato di lesioni personali e oltraggio: 3 mesi e 10 giorni di pena (sospesa), oltre al risarcimento del danno alle parti offese per un totale di 1.500 euro, con l’aggiunta di 1.400 euro per le spese processuali.