Bovani, il mal di mare e quel giorno da dimenticare

PESCARA. Centomila miglia (quasi 161mila chilometri) a bordo delle barche e cento giorni all’anno passati sulla rotta per la Croazia dove da anni accompagna i pescaresi in vacanza e non solo. Marco...
PESCARA. Centomila miglia (quasi 161mila chilometri) a bordo delle barche e cento giorni all’anno passati sulla rotta per la Croazia dove da anni accompagna i pescaresi in vacanza e non solo. Marco Bovani, nipote di Giampiero Bovani, conosciuto come l’Ammiraglio Suono, punto di riferimento del diportismo nautico del Marina e del Club nautico scomparso a dicembre 2015, da dieci anni è il presidente del Circolo La Scuffia. Ma soprattutto, ha insegnato ad andare a vela a generazioni di pescaresi.
Bovani, da quant’è che va in barca?
Ho 60 anni. Da vent’anni sto tutti i giorni in mare, ma mi sono avvicinato all’età di 5 anni, con mio zio. Ci andavo tutti i fine settimana. Stavo sempre male.
Mal di mare?
Sì. Stavo sempre male. Fino a 15 anni fa. Non tutti i giorni, ma spesso. Ora ho superato.
Come si vince il mal di mare?
Non c’è un modo. Io ci ho convissuto perché era più forte l’attrazione per il mare. Diciamo che per superarlo bisogna entrare in simbiosi con il mare. Bisogna fare “il piede marino”.
Che vuol dire?
Abituarsi agli equilibri instabili della barca, tanto da trovare instabile la terraferma quando scendi.
Che cosa ci vuole per andare in mare?
Prima di tutto la prudenza, l’esperienza metereologica, saper fare l’analisi del mezzo e del tuo equipaggio. Cambia tanto se a bordo hai gente esperta o meno.
Ha attraversato centomila miglia. Quand’è che ha avuto davvero paura?
Per fortuna non c’è. Sono sempre a caccia di... non trovare guai.
Il mare tradisce?
Ti induce nell’errore. Non bisogna farsi ingannare. Anche se è una tavola può cambiare.
Ci parli dell’Ammiraglio Suono, suo zio. Perché questo nome?
Sulle barche ci sono i comandanti, mio zio è sempre stato qualcosa in più per tutti. Per questo lo chiamavano l’Ammiraglio. Era originario di Livorno, venne a Pescara nel periodo della seconda guerra mondiale e ci rimase. Insegnava materie artistiche e aveva questa passione per il mare che lo portò a costruirsi la prima barca da solo, all’inizio degli anni Sessanta, in un cantiere di Ortona, quando il club Nautico era un casotto due per tre sul lungofiume. Dopo quella ne ha avute tante. Si fermò a Suono. C’è passata tutta Pescara su quella barca. A fine anni ’80 vinse l’Adriatic Cup.
Il 23 gennaio del 2008 una barca fu travolta dalle onde mentre tentava di rientrare in porto. Morì lo skipper e si salvarono la fidanzata e l’amico. Lei si tuffò e salvò la ragazza. Che ricordo ha?
Onestamente l’ho cancellata un po’ quella giornata. Il mare era bianco per quanto era mosso. Un amico che abitava sulla riviera mi avvertì che c’era una barca in difficoltà all’imboccatura del porto. Ho lasciato l’ufficio e sono corso a vedere che cosa stesse succedendo. Vidi un mare di gente che urlava dietro le grate del porto verso quella barca in mezzo alle onde. Scavalcai la grata e corsi in spiaggia per capire meglio. Poi mi spogliai, sono entrato pian piano in acqua ma era un freddo atomico. Mi avvicinai alla barca. Sopra, trovai una ragazza che strillava e piangeva, tutta insanguinata indicava con la mano qualcosa in mare. Contemporaneamente un poliziotto, a circa 20 metri da me, si immergeva per andare a prendere un altro ragazzo fra le onde. La ragazza mi disse che c’era il corpo di qualcuno. Purtroppo il freddo atroce e il corpo a faccia in giù mi fece capire che era già morto. Ho un ricordo bruttissimo.
Ultima domanda: i pescaresi che tanto amano il mare, ci sanno andare in mare?
C’è una fetta piccola che va in barca sul serio. Il resto... mi fermo qui. (s.d.l.)

