Brioni, ancora tanti nodi Ma Lolli è ottimista

Dopo tre ore di tavolo tecnico i dirigenti dell’azienda hanno incontrato a parte l’amministratore regionale: esito vicino. Scettici i sindacati: accordo lontano
PENNE. Riunione tesa e concitata in Regione, nella sede dell’assessorato alle Attività produttive in via Passolanciano a Pescara, per quel che riguarda il futuro della Brioni Roman Style.
Al tavolo tecnico, iniziato ieri alle 15, hanno preso parte il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, i dirigenti Brioni e i rappresentanti delle diverse sigle sindacali dei lavoratori. Dopo tre ore di incontro la rappresentanza della proprietà della Brioni, Roman Style, ha abbandonato il tavolo comune di lavoro per incontrarsi separatamente con l’amministratore regionale. «Siamo, spero, vicini a un esito. L’azienda ha chiesto», riferisce Lolli, «di riflettere sulle proposte uscite fuori in questo incontro. Questa sera (ieri ndc) non ci sarà nessuna soluzione definitiva, ma speriamo in un ulteriore passo verso una soluzione che possa essere accettabile». A sentire i sindacati, però, i nodi da sciogliere sono stati tutt’altro che sbrogliati. Si è discusso di mobilità, ammortizzatori sociali ed esuberi. I sindacati presenti hanno sottolineato come l’accordo sia ancora molto lontano tra le parti e che, sicuramente, la vertenza dei lavoratori Brioni tornerà presto sui banchi del ministero dello Sviluppo economico. Il rischio è che la società Brioni, venuta incontro alle parti riducendo nelle scorse settimane parte degli esuberi previsti inizialmente, passando da 402 a 139 “fte” (full time equivalenti), non voglia più cedere nei confronti delle richieste dei sindacati. La speranza adesso è che le istituzioni, Regione e Governo, facciano la loro parte per far sì che possano essere messe in campo tutte le procedure e gli ammortizzatori sociali necessari per fronteggiare la crisi dell’azienda sartoriale vestina.
Nonostante il piano industriale presentato nelle scorse settimane al Mise dall’amministratore delegato Brioni Gianluca Flore, preveda un aumento delle vendite già nel 2018, con un passaggio da 31mila a 35 mila capi venduti, e un rilancio dell’abito formale, il futuro dell’attività produttiva dell’azienda sartoriale pennese sembra virare inesorabilmente verso una pesante riduzione. Per l’azienda Brioni, come è stato più volte ribadito nell’ultimo periodo, c’è l’esigenza di riequilibrare il proprio mercato in base alle commesse. Sicuramente la riunione di ieri pomeriggio non sarà l’ultima, ma è evidente come lo strappo tra le parti, sindacati e proprietà Brioni, stia diventando sempre più ampio. Di certo se la Brioni, oltre a una mobilità volontaria dei lavoratori, dovesse dare avvio a provvedimenti di esuberi forzati, l'area vestina potrebbe ritrovarsi in una vera e propria crisi economica.
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