Brioni, chiesto il ritorno alle 32 ore settimanali

PENNE. Giorni di attesa in casa Brioni. È stato fissato per il 30 novembre l’incontro chiesto dalla rappresentanza unitaria sindacale con l’amministratore delegato della maison d’alta moda vestina,...
PENNE. Giorni di attesa in casa Brioni. È stato fissato per il 30 novembre l’incontro chiesto dalla rappresentanza unitaria sindacale con l’amministratore delegato della maison d’alta moda vestina, Fabrizio Malverdi.
Il confronto tra le parti sarà fondamentale per capire quali sviluppi avranno gli accordi siglati il 4 aprile 2016, che permisero di scongiurare 400 esuberi. Da allora, a distanza di oltre due anni, sono stati circa 136 gli esuberi e tantissimi lavoratori si sono trovati costretti ad accettare una riduzione di orario e una conseguente riduzione salariale. Da 36 e 40 ore si è passati a 32 ore e, in alcuni casi, anche a 16 ore.
Le rappresentanze sindacali, che nell’incontro di fine mese capiranno anche quali prospettive vede in Brioni il gruppo Kering, chiederanno di riportare a 32 ore settimanali le circa 30 persone che hanno subìto la riduzione di orario più pesante, con il passaggio da 40 o 36 ore settimanali a 16 a settimana. Complessivamente sono quasi 1000 i dipendenti che hanno avuto una riduzione di orario. Tutto ciò in un contesto generale di riassetto aziendale. Negli ultimi sei mesi, l’azienda Brioni ha visto accentuarsi il suo processo di “devestinizzazione”.
Dopo gli addii di Marcotullio, Bianchini, De Matteis e D’Armi, negli ultimi mesi l’azienda Brioni ha visto lasciare anche il pennese Pierpaolo Petrucci, dirigente del personale, che si è dimesso a giugno, e appare assai probabile che a fine anno ci sia la separazione anche dal pennese Adriano Di Quinzio, responsabile della produzione.
I prossimi mesi saranno necessari anche per capire come reagiranno i mercati della moda alle idee stilistiche del nuovo creativo Brioni, l’austriaco Norbert Stumpfl. Arrivato in Brioni lo scorso 10 settembre a sostituire Nina-Maria Nitsche, il nuovo direttore creativo è il terzo negli ultimi tre anni di Brioni. Prima di Nina-Maria Nitsche, la linea creativa venne affidata all’australiano Justin O’Shea, rimasto in Brioni solo sette mesi, e prima ancora al designer inglese Brendan Mullane. È dal 2011 che Brioni, in tutta la sua storia, ha deciso di avvalersi di direttori creativi. Brandan Mullane (ex Hermès, Louis Vuitton, Burberry, Givenchy e Alexander McQueen), dal 2011 al febbraio 2016, è stato il primo direttore creativo della storia di Brioni.
La speranza di tutti è che Brioni possa riposizionarsi in una situazione di grande prestigio sul mercato del lusso della moda. Un aumento delle vendite di Brioni gioverebbe a tutti: ai dipendenti dell’azienda ma anche a tutto il comprensorio vestino, da sempre legato alle sorti di Brioni.
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