Brioni, i commercianti schierati con i dipendenti: no ai 400 tagli

Penne si mobilita in difesa dei lavoratori e nei negozi spuntano anche i manifesti. Conto alla rovescia per l’incontro a Roma con il ministro Boschi. Il sindaco: le famiglie non possono pagare errori aziendali
PENNE. Dal fruttivendolo alla cartolibreria, dalla pizzeria al negozio di elettrodomestici. Penne e soprattutto i suoi commercianti si stringono intorno ai dipendenti della Brioni, colpiti dalla possibilità che il gruppo Kering, la holding proprietaria della maison di moda pennese, decida l’esubero di ben 400 unità lavorative. Da qualche giorno sulle vetrine dei negozi sono stati esposti manifesti a sostegno dei lavoratori Brioni.
A rischio ci sarebbero un terzo dei lavoratori che complessivamente gravitano tra gli stabilimenti di Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. Nella giornata di mercoledì scorso, oltre mille persone hanno manifestato contro la proprietà del gruppo Brioni dinanzi all’assessorato regionale alle Attività produttive, a Pescara, in via Passolanciano. Mercoledì prossimo, poi, la questione da vertenza di carattere regionale assumerà una rilevanza nazionale: il ministro Maria Elena Boschi ha assicurato l’impegno del governo per il rilancio produttivo e la tutela occupazionale della Brioni e ha annunciato un incontro per il prossimo 16 marzo tra le parti in causa: sindacati dei lavoratori e proprietà Brioni. E mentre i lavoratori si mobilitano in massa per raggiungere la Capitale – sono previsti almeno 10 autobus così come accaduto per la protesta a Pescara – anche la politica si interroga e si schiera a spada tratta con i dipendenti Brioni che rischiano di rimanere senza lavoro. «Vigileremo sull’azione del governo e sulle politiche industriali che deve mettere in atto per salvare una delle eccellenze del sistema dell’alta moda del nostro Paese. Alle lavoratrici e ai lavoratori della Brioni», ha sottolineato il deputato di Sel Gianni Melilla, «assicuriamo il nostro impegno perché con la vita delle persone non si può scherzare, e 400 esuberi sono una scelta disumana e antieconomica che respingiamo con forza avanzando proposte concrete e condivisibili per gestire la crisi produttiva della Brioni in modo non traumatico».
Di certo c’è che se l’azienda Brioni dovesse decidere per avviare le 400 procedure di mobilità paventate per Penne e per l’intera economia del territorio vestino si verificherebbe un crollo di proporzioni colossali. Basti pensare che togliendo 400 dipendenti verrebbero meno circa 500 mila euro al mese sul territorio vestino. Un crollo degli stipendi che porterebbe al collasso del comparto economico pennese. «Senza Brioni chiuderemo tutti bottega», ha detto un commerciante del centro storico di Penne. «Quattrocento licenziamenti, con il crollo dell’indotto Brioni e la crisi delle attività commerciali significherebbero un autentico cataclisma per l’intera area Vestina». Il sindaco di Penne Rocco D’Alfonso, affiancato dai primi cittadini dei dieci comuni del comprensorio Vestino, ha partecipato alla manifestazione tenutasi mercoledì in Regione a Pescara e promossa contro i 400 esuberi alla Brioni. «La vertenza Brioni», ha affermato il sindaco, «è una vertenza di area; ogni comune ha dipendenti Brioni al suo interno. Di scelte sbagliate ce ne sono state, ma non è giusto che siano i lavoratori a pagare scelte imprenditoriali errate».
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