Brioni, la Uil boccia il piano di rilancio

21 Aprile 2019

Penne. Il segretario Piersante: «Non crediamo al progetto perché si basa sulla fatica dei lavoratori»

PENNE. La riunione tenuta al ministero dello Sviluppo economico lo scorso 12 aprile sul futuro della Brioni non ha soddisfatto il rappresentante sindacale Uiltec Uil, Luca Piersante. Al tavolo, oltre alle organizzazioni sindacali, hanno preso parte il vice capo di gabinetto Giorgio Sorial, i rappresentanti dell’azienda, della Regione e della Regione Lombardia (in rappresentanza dello stabilimento Brioni di Cuneo).
«L’azienda», spiega Piersante in un comunicato, «ha riproposto le solite slides alla lavagna, come il 30 novembre scorso, con piccole modifiche a dicembre e febbraio. Sempre con molta enfasi nell’esposizione commerciale ed ipotetici di produzione, il piano è vuoto nei contenuti concreti. Non crediamo al progetto, nonostante i buoni propositi, perché si basa solo sulla fatica dei lavoratori che, al momento, lavorano 11 ore e mezza compreso il sabato. Nonostante tutte queste ore lavorate, la produzione in uscita si attesta intorno al 58% e le perdite negli ultimi 2 anni ammontano a circa 70 milioni di euro», sottolinea il rappresentante Uiltec Uil. La problematica, in base a quanto riferito da Piersante, sarebbe anche legata alla produzione che i lavoratori Brioni effettuano sia per la realizzazione dei capi del gruppo sia per i nuovi capi Brioni. «Ci sono spese illogiche e fuori controllo, come la consegna di capi al gruppo con mezzi e personale aziendale, che provocano perdite economiche fuori da ogni logica. Non vediamo un domani roseo, così come non lo vedono i lavoratori. Non è vero, inoltre, che il gruppo Kering è felice di quanto si produca e di come si produca, poiché ci sono ritardi nelle consegne con una non adeguata qualità del prodotto finito, per cause da non imputare ai lavoratori. La formazione del personale è fortemente inadeguata alla realizzazione degli altri capi del gruppo Kering sia per i nuovi capi Brioni. Siamo davanti a una situazione aziendale drammatica sotto tutti i punti di vista. Dal canto nostro non intendiamo perdere il marchio Brioni perché è un patrimonio nazionale», sottolinea ancora Piersante della Uiltec Uil. Considerato che circa il 29-30% dei capi lavorati dai dipendenti della Roman Style (il comparto produttivo di Brioni) arriva dai marchi del gruppo Kering, in particolare Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent e Balenciaga, ecco che la situazione diventa ancor più complessa. L’eventuale perdita di lavorazione dei capi del gruppo Kering per i lavoratori Brioni potrebbe far riemergere un problema occupazionale. «Il funzionario del ministero ha detto che monitorerà la situazione, perché molto contraddittoria e complicata. Il tavolo al ministero resterà aperto per ascoltare le organizzazioni sindacali in qualsiasi momento se ne registri la necessità».
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