Brioni, solo 58 uscite volontarie

8 Giugno 2016

Secondo l’azienda vestina i problemi di organico restano irrisolti. Il 14 giugno nuovo vertice a Roma

PENNE. A Penne, con le elezioni amministrative oramai alle spalle, torna a riaccendersi l’attenzione sulla difficile vertenza Brioni. Il 29 febbraio scorso l’azienda sartoriale, dal 2012 parte dalla holding francese Kering già proprietaria dei marchi Gucci e Saint Laurent, ha annunciato 402 esuberi. Una enormità. Grazie alle trattative avviate da sindacati e istituzioni, la soglia è stata ridotta a 139 fte (full time equivalenti), circa 154 lavoratori.

Ancora un numero pesante, che tiene in ansia tante famiglie del comprensorio vestino. Il prossimo 14 giugno, alle 14.30, dirigenza Brioni, sindacati e istituzioni torneranno a confrontarsi davanti ai funzionari del ministero per lo sviluppo economico (Mise). Fino al 16 maggio scorso, data di scadenza della mobilità volontaria, poi prorogata fino al 7 di giugno, sono state 58 le uscite volontarie accettate dai dipendenti Brioni: 43 nello stabilimento di Penne, 11 in quello di Civitella Casanova e 4 in quello di Montebello di Bertona. Per i dipendenti a 40 ore c'è stato un bonus di uscita di 32 mila euro; 30 mila euro per gli addetti a 36 ore e 16 mila per i lavoratori a 20 ore. Ragionando in termini di orari di lavoro, perché è così che pensa l'azienda in termini di esuberi, sono usciti complessivamente solo 50 dei 139 full time equivalenti destinati a lasciare la Casa sartoriale. Insomma, molto meno della metà. Considerata anche l’età media dei dipendenti, circa 42 anni, ecco che diventa chiaro come sia difficile accettare di lasciare il posto di lavoro grazie al quale si vive da anni.

L'eventuale concessione degli ammortizzatori sociali, come prevede il verbale di conciliazione, farà posticipare l'avvio della riduzione di orario. Nel caso i sindacati riuscissero a ottenere un anno di ammortizzatori sociali, la riduzione del tempo di lavoro scatterebbe nel giugno 2017.

Il nuovo orario dei lavoratori Brioni, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo settembre, potrebbe basarsi su tre ipotesi: la prima, prevede un orario da lunedì a venerdì che va dalle 7 alle 13.52, con 4 pause di otto minuti (due retribuite) e una pausa di 20 minuti non retribuita. La seconda ipotesi prevede un orario dalle 8 alle 17.16 dal lunedì al giovedì, con quattro pause di otto minuti (due retribuite) e una pausa di un’ora per il pranzo.

La terza ipotesi indica n orario che va dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 15.50, con quattro pause da otto minuti (due retribuite) e una pausa di un’ ora per il pranzo. Gli orari più votati dai lavoratori e l' ipotesi che avrà più consenso, diventerà il nuovo orario. Per i tre stabilimenti potranno inoltre stabilirsi tempi di lavoro diversi. L' aggiunta di tutte queste pause è prevista per abbassare l'indice Ocra (che valuta il rischio da movimenti ripetitivi degli arti superiori), su richiesta Inail. Nonostante il nuovo piano industriale presentato a marzo dall'amministratore delegato, Gianluca Flore, preveda un aumento delle vendite nel 2018, con il passaggio da 31mila a 35 mila capi venduti, il futuro della produzione nell'azienda vestina sembra virare verso una pesante riduzione.

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