Brogli al voto, indagato il presidente Bcc

Indagine sulla rielezione di Borgia alla guida della banca: nel mirino della finanza oltre 100 deleghe fasulle
PESCARA. Oltre 100 deleghe nel mirino della finanza e della procura, forse falsificate per assicurarsi la rielezione alla guida della banca. È questa l’accusa che pende su Michele Borgia, 52 anni, presidente della banca Bcc Abruzzese Cappelle sul Tavo. Borgia è indagato per il presunto reato di illecita influenza sull’assemblea.
Borgia in procura. Il presidente è stato interrogato in procura dalla pm Barbara Del Bono: alle domande della pm, Borgia ha risposto e si è difeso. «L’ipotesi accusatoria, come contestato nell’avviso di conclusione delle indagini, non appare sussistente», dicono gli avvocati di Borgia, Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, «non risulta che il presidente abbia posto in essere comportamenti tali da determinare la maggioranza in assemblea. Confidiamo pertanto di poter offrire al pm elementi utili a chiarire e dimostrare l’estraneità del nostro assistito rispetto all’ipotesi provvisoriamente contestata».
Fascicolo chiuso. Ora, l’indagine è chiusa: gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della finanza, guidati dal comandante Michele Iadarola, hanno finito gli interrogatori dei testimoni. E in tanti avrebbero rivelato che quelle firme apposte sulle deleghe per le elezioni del 2015 loro non le hanno mai messe.
Elezioni sotto accusa. L’indagine – nata da un esposto arrivato alla finanza dopo l’assemblea dei soci della Bcc del 26 aprile 2015 quando Borgia è stato confermato per la terza volta presidente – ruota intorno alla votazione: alle elezioni per il rinnovo del vertice della banca, la lista di Borgia ha ottenuto 1.217 preferenze contro le 1.072 registrate dalla cordata sfidante guidata dall’allora vice presidente Filippo Falconio: 145 voti di scarto, con una percentuale superiore al 13%. Secondo l’esposto, però, durante l’assemblea dei soci si sarebbero verificate «anomalie», segnalate anche alla Banca d’Italia e al ministero dell’Economia. È su queste presunte «anomalie» che ruota l’indagine: l’anno scorso, i finanzieri si sono presentati nella filiale della Bcc di via Vestina, a Montesilvano, per sequestrare la documentazione elettorale dell’assemblea dei soci.
Soci Bcc interrogati. Dopo il sequestro, i finanzieri hanno passato in rassegna le deleghe dei soci per la votazione: per riconoscere se si tratta di deleghe autentiche o di falsi, gli inquirenti hanno chiamato i soci della Bcc nella sede del comando e, dalle testimonianze, sarebbe arrivata la sorpresa: in tanti non avrebbero riconosciuto le proprie firme sui documenti ufficiali. È per questo che è scattata l’accusa a carico di Borgia: secondo l’ipotesi di finanza e procura, proprio grazie a quelle deleghe contestate, Borgia avrebbe ottenuto la rielezione. Un’accusa pesante che Borgia, ascoltato da indagato insieme ai suoi avvocati, ha tentato di smontare. Finora, non è bastato a mutare la contestazione. Per questo, entro 20 giorni, la difesa è pronta a presentare una memoria difensiva e a chiedere un supplemento di indagine con l’obiettivo di evitare la richiesta di rinvio a giudizio.
Indagine bis? Ma dall’inchiesta potrebbe nascere un troncone: la finanza potrebbe approfondire una serie di operazioni finanziarie scoperte durante l’esame dei bilanci della Bcc. Un aspetto che emerge anche da un passaggio di una dichiarazione di Borgia (vedi articolo in basso): «Chiederò agli inquirenti di indagare ulteriormente su alcune circostanze fortuitamente emerse in sede di indagine».
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