Brucchi: rischio minore si va verso la normalità

31 Ottobre 2022

Il medico in prima linea spiega perché è possibile allentare le difese

PESCARA. Il nuovo governo sta per decidere di anticipare la scadenza dell’obbligo vaccinale per chi esercita la professione sanitaria e la conseguente sospensione delle sanzioni per l’inosservanza dell’obbligo. Accadrà oggi, nel Consiglio dei ministri. Così come alla mezzanotte di oggi dovrebbe scadere senza altre proroghe anche l’obbligo di indossare le mascherine nelle strutture sanitarie. Ma è opportuno abbassare la guardia contro il Covid?
È giusto allentare le difese? E quali rischi si corrono?
Lo abbiamo chiesto a un medico che da mesi lavora in trincea. Il referente regionale della campagna di vaccinazione conosce più di altri come prevenire le mosse del Covid. Ma lo stesso Maurizio Brucchi, che in passato non esitava a lanciare l’allarme di fronte alla recrudescenza della pandemia, oggi, nell’intervista rilasciata al Centro, afferma che «bisogna tornare alla normalità».
Dottor Brucchi, lo stop all’obbligo di mascherine nelle strutture sanitarie può essere rischioso?
Oggi, fuori dagli ospedali, trattiamo il Covid come una normale influenza tant’è che nei cinema, nelle discoteche e nelle palestre, non si portano più le mascherine. Nella vita quotidiana non si usano. E negli stessi ospedali, all’interno di ciascuna unità operativa, ci sono dei letti riservati ai pazienti positivi. In altre parole, non esistono più le restrizioni come prima essendo state adottate misure che hanno l’obiettivo di trattare il Covid non più come una pandemia, ma come un virus endemico. Se questo è vero, e lo è, si può andare verso l’ulteriore riduzione delle varie misure fino ad arrivare a una fase in cui ammalarsi di Covid sarà come prendersi l’influenza. In sintesi non mi genera una particolare preoccupazione il fatto che decada l’obbligo di indossare le mascherine negli ambienti ospedalieri. Ma se il governo dovesse decidere di prorogarlo sarebbe comunque una scelta giusta perché gli ospedali vanno sempre preservati.
Passiamo al secondo obbligo che ha le ore contate: gli operatori sanitari, secondo il nuovo governo, non dovranno più sottoporsi in modo impositivo alla vaccinazione contro il Covid. Che ne pensa il referente regionale della campagna vaccinale? Secondo lei può essere rischioso per i pazienti?
Ritengo che ormai il personale sanitario sia vaccinato con una percentuale che supera il 95 per cento, con tre o quattro dosi. Peraltro il vaccino non impedisce al virus di incontrare chi ha ricevuto le dosi, ma sicuramente evita il rischio di morire. E questo vale per tutti, anche per il personale che opera nella sanità.
Questa è la situazione attuale alla luce della quale mi sento di approvare la scelta che il governo sta per fare di ridurre ulteriormente tutte le misure di sicurezza. Del resto le scelte molto restrittive adottate in passato erano necessarie per preservare il personale sanitario impegnato a salvare tante persone, ma ora la situazione pandemica è cambiata e si va verso la normalità.
In questo contesto mantenere l’obbligo di vaccinazione solo perché una minoranza del 5% non lo ha voluto fare, e non lo farà, sarebbe una contraddizione. È una scelta che vivono a loro rischio e pericolo. Anche i vaccinati, come vediamo ogni giorno, possono ammalarsi ma, dicevo prima, con effetti molto meno gravi. Così come continuare su una strada restrittiva non porta a un miglioramento per quanto riguarda le vaccinazioni di chi è contrario.
C’è un terzo tema molto attuale ed è quello di applicare una sanatoria verso chi, nei mesi scorsi, aveva scelto di non vaccinarsi è quindi è stato sanzionato. Parliamo di oltre 2 milioni di italiani che non si vedranno più notificare un’ondata di multe, perché saranno sospese fino a giugno. È giusto secondo lei cancellare così il passato?
A mio parere è una conseguenza logica della sospensione dell’obbligo vaccinale.
La multa doveva fungere da deterrente per chi rifiutava la somministrazione della dose. Ma oggi che il numero dei non vaccinati è residuale non ha più senso punire chi non si vaccinerebbe comunque. Mi spiego meglio: non è la multa che fa cambiare idea a chi non crede al vaccino.
A questo punto è d’obbligo farle un’ultima domanda su come procede la vaccinazione in Abruzzo. Va avanti in modo soddisfacente per chi, come lei, è impegnato in prima linea nella campagna di prevenzione contro il Covid oppure no?
Devo ammettere che la vaccinazione va molto a rilento. L’abbinamento con la vaccinazione contro l’influenza ha avuto l’effetto di una spinta che però non è durata molto. Se fosse accaduto un anno fa sarebbe stato molto preoccupante. Oggi invece abbiamo pochissime persone in rianimazione, sono tutte anziane e con patologie concomitanti, per cui il basso numero di chi si sottopone alla quarta dose non crea una situazione allarmante come prima.
Siamo di fronte a un virus che tende oggettivamente a diventare come una normale influenza, e presto ci diventerà ma, al tempo stesso, voglio comunque dire ai cittadini di sottoporsi alla vaccinazione, terza o quarta dose che sia, perché farlo significa tornare molto prima alla normalità.
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