Buche, crepe e semafori spenti I cittadini: «Siamo abbandonati»

Negozianti e residenti esasperati, si appellano al Comune: subito un sopralluogo per gli interventi E accusano: «Questa zona è piena di universitari, dovrebbe essere il biglietto da visita della città»
PESCARA. Piene di buche e crepe, rappezzate, rigonfie di bolle d’asfalto, scrostate, con i tubi delle fibre che emergono in superficie e le radici degli alberi che spaccano i cordoli di marmo dei marciapiedi o imbrattate di guano.
Passeggiando, non trovi una strada, un marciapiede o una pista ciclabile, che sia liscia e compatta a Porta Nuova tra viale Pindaro, via Marconi e via D’Annunzio. Il problema è comune un po’ a tutte le strade cittadine, ma la voce del quartiere si appella al «decoro» e chiede all’amministrazione uno «sforzo maggiore verso una zona storica della città».
«Qui camminiamo tutti a testa bassa per non finire dentro qualche fossa», scherzano i cittadini. Ma c’è poco da scherzare. Rivendicano «attenzione e decoro» i commercianti e i residenti di quella zona operosa di Porta Nuova che prova a rialzarsi, dopo i danni provocati dall’emergenza pandemica, confidando nei ritorni d’immagine e sul giro d’affari che si muove intorno all’università, al tribunale, allo stadio.
Alla pizzeria Sole di viale Pindaro i titolari, Mauro e Antonella Di Marco, raccontano che «una cliente è caduta qui davanti e voleva essere risarcita da noi, le abbiamo dovuto spiegare che l’incidente le è capitato su suolo pubblico». Sul suolo pubblico davanti al locale scorre una “vena” di fibra ottica che non è ricucita per bene. Ed è pericolosa per chi l’attraversa. Nei giorni scorsi il sindaco Carlo Masci ha dichiarato guerra alle società delle utenze che aprono i cantieri sulle strade e non concludono per bene i lavori. «Chiediamo un sopralluogo degli amministratori» è l’appello della coppia di commercianti con 16 anni di attività alle spalle, «questa zona dovrebbe essere un biglietto da visita della città, come lo è piazza Salotto, perché qui arrivano gli studenti da mezza Italia con le loro famiglie che non si aspettano questo degrado e che ci chiedono: ma su questa strada la luce non c’è di notte? Giustamente preoccupati per i figli che devono restare in città. È fioca, la luce del Led. Forse», ironizzano gli esercenti, «per non disturbare il lavoro di prostitute e tossici che la notte invadono i nostri marciapiedi. Viale Pindaro», concludono i coniugi Di Marco, «fino a 5-6 anni fa era una strada piena di vita, affollatissima, vivace. Poi il declino, con le tante attività con le serrande abbassate e la mazzata del lockdown che ci ha spenti per più di un anno. E oggi, costretti a riemergere a fatica, ci sentiamo davvero abbandonati al degrado».
«Quando piove si allaga anche la pista ciclabile e siamo costretti a stappare le fogne intasate di fogliame secco» lamentano Luciano e Martina Castagna, ottica Bellavista, che amano quel pezzo di quartiere dove ogni giorno aprono le serrande e lo vorrebbero vedere riqualificato «ma gli alberi del viale hanno bisogno di potature più frequenti e forse bisognerebbe eliminare la vecchia pista ciclabile rossa che scorre sui marciapiedi, parallela alla nuova, che disorienta i ciclisti. Strade e marciapiedi non sono ben messi, non possiamo camminare sempre guardando a terra per non cadere. Auspichiamo un maggiore decoro di questa storica zona della città che potrebbe essere più attrattiva».
Studenti della D’Annunzio sciamano lungo le vie circostanti. In via Muzio Sforza, budello di asfalto stretto tra via Marconi e viale Pindaro, Francesca Di Cecco, Erika D’Alessandro, Gaia Cifani e Mario Di Francesco, indicano il bucone nell’asfalto dove affondano gli pneumatici delle vetture ed è pericoloso per i pedoni. «La sera non passeggiamo mai da sole» rivelano le ragazze, «non sono strade sicure, queste, tra tossici e malintenzionati».
In via D’Annunzio, incrocio via degli Equi, Roberto Gentile, titolare di American bar, chiede «più manutenzione delle strade. Se vogliono far correre i monopattini», sorride, «le devono rifare belle lisce». Francesca passeggia col cane: «Quando vado in monopattino devo togliere gli occhiali perché mi cadono con le vibrazioni degli asfalti scrostati». La pista ciclabile che scorre davanti alla storica attività, nelle vicinanze del parco Di Cocco, finisce su un manto d’asfalto stratificato e rattoppato e su strisce pedonali sbiadite mostrato dal gruppo di studentesse dell’università D’Annunzio, Laura di Biase, Angela Mastrogiacomo, Martina Dettori e Francesca D’Agostino, che riflettono: «Le buche ci costringono a rallentare quando siamo in macchina». Poco più in là, in via Omero, sui marciapiedi che spariscono tra le erbacce, fa capolino una bici rossa abbandonata da tempo immemore considerate le sterpaglie aggrovigliate ai cerchioni.
Le «toppe sull’asfalto e il semaforo pericolosamente spento da giorni tra via Spaventa e via Marconi», preoccupano gli artigiani di Naevi Art, Sabina e Navio De Santis. All’incrocio, gli operai sono al lavoro per realizzare una rotatoria che diventerà funzionale ai futuri trasporti di via Marconi. Da via dei Marsi arriva in bici, Mario Cappellucci, che la prende con filosofia: «L’incrocio con il semaforo spento è pericoloso? E io mi fermo».

