Bullo a 16 anni, arrestato dalla polizia

9 Febbraio 2023

Voleva 20 euro da un ragazzino: l’ha perquisito, minacciato e picchiato dentro un locale, mentre i coetanei lo filmavano

PESCARA. Ha picchiato con violenza un 14enne e ha cercato di estorcergli dei soldi. L’aggressore, un 16enne, ha agito sotto gli occhi di altri giovanissimi, e qualcuno ha filmato tutto. Ma c’è anche dell’altro. Prima ancora il 14enne è stato minacciato dalla stessa persona che lo accusava di aver offeso degli amici comuni e pretendeva delle scuse ufficiali per riparare a questo torto. È finita male, per tutti. Il 14enne è stato costretto a rivolgersi al pronto soccorso, dopo l’aggressione, e il 16enne è finito in un carcere per minori per i reati di tentata estorsione pluriaggravata e lesioni. L’arresto è stato eseguito ieri dai poliziotti della squadra mobile, diretti da Gianluca Di Frischia, che hanno messo insieme un po’ per volta i tasselli di questa vicenda, nata, maturata e deflagrata all’interno di un gruppo di giovanissimi che frequentano la stessa scuola e si conoscono tutti. A conclusione degli accertamenti è stato il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura dei minorenni dell’Aquila, a disporre l’arresto.
I fatti. La vittima è un 14enne, in passato vittima di atti di bullismo, filmati e poi diffusi tramite i social. Nelle scorse settimane il ragazzino finisce nel mirino del 16enne che lo accusa di aver pronunciato degli insulti nei confronti di conoscenti in comune, come se lui dovesse ergersi in qualche modo a paladino e difenderli da chissà cosa. Il 16enne lo contatta, gli invia dei messaggi e lo minaccia: pretende le scuse del 14enne nei confronti dei suoi amici. Va avanti così fino a quando, circa un mese fa, i due si incontrano in un locale dove ci sono anche molti altri giovani. Il 16enne, in compagnia di un maggiorenne, prende il 14enne e si stacca dal gruppo, perché intende chiarire la questione. Sempre pensando a quelle frasi offensive pronunciate in maniera inopportuna dal 14enne, comincia a picchiarlo e lo colpisce con una testata sul naso. Non solo: lo perquisisce perché pretende dei soldi da lui. E lo minaccia: gli dà 24 ore di tempo per consegnargli 20 euro. Se quei soldi non arriveranno, gli dice a chiare lettere, lo picchierà di nuovo. Intanto uno dei giovani presenti riprende la scena. Quel video, poi, passa da un telefonino all’altro, tra i ragazzi, attraverso le chat. Mentre il 14enne si fa visitare al pronto soccorso, dove viene giudicato guaribile in 30 giorni, la polizia viene informata dell’accaduto e si mette a lavoro per ricostruire i fatti e accertare le responsabilità.
Per l’autorità giudiziaria l’arresto si è reso indispensabile non solo per la gravità dei reati commessi, ma anche perché il 16enne si è sentito in una posizione di supremazia tra gli amici, una posizione che gli consentirebbe di dirimere le liti, comminare ed eseguire sanzioni corporali, traendone addirittura profitto visto che pretendeva di essere pagato. E il suo comportamento è apparso confortato dal consenso riscosso tra gli altri giovanissimi che hanno addirittura ripreso e poi divulgato la «rappresentazione degli atti di esercizio di potere», usando le parole del giudice. In questo modo il ruolo del 16enne è stato consolidato, il che fa pensare che non si sia trattato di un fatto occasionale.