«Buono, simpatico e disponibile» Il ricordo di amici e colleghi

23 Agosto 2018

SCAFA. Amici, compagni di scuola, professori e colleghi. C’erano proprio tutti a Scafa per salutare Marco, il ragazzo della contrada Pianapuccia. Una persona buona, con il cuore enorme e pronta a...

SCAFA. Amici, compagni di scuola, professori e colleghi. C’erano proprio tutti a Scafa per salutare Marco, il ragazzo della contrada Pianapuccia. Una persona buona, con il cuore enorme e pronta a mille sacrifici pur di lavorare e coltivare la sua passione per la cucina.
In prima linea, tra i banchi della chiesa, c’è la preside dell’istituto Alberghiero di Pescara Alessandra Di Pietro: «Voglio ricordarlo per il suo sorriso, la sua bontà e la sua disponibilità. Era sempre al fianco dei compagni, come quando la scuola rischiava di doversi trasferire a Cepagatti. Non è mai stato un amante dei libri, ma in cucina non si discuteva. Lui purtroppo è andato via, ma il suo messaggio di positività e speranza resta dentro ognuno di noi». E aggiunge: «Qui oggi c’era la professoressa Mancini, che lavora in Sicilia ma è stata sua insegnante, così come i professori Marini e Gambino. Questo per testimoniare l’affetto di cui godeva. Era un pilatro dell’istituto».
Parole analoghe escono dalla voce rotta di Thomas Berardocco, compagno, collega ma soprattutto amico, arrivato alla funzione con la sua divisa «in segno di rispetto verso Marco».
È uno degli amici più cari, anche se non si sentivano da qualche tempo: «Ricordo la sua felicità quando mi disse di aver trovato lavoro a Moena per la stagione estiva. Non vedeva l’ora di partire. Abbiamo lavorato insieme diverse volte, soprattutto all’interno dell’Alberghiero. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andar via. Purtroppo, qui le opportunità non sono tante e occorre spostarsi. Ma lui non era tipo che si faceva pregare: si rimboccava le maniche e via, verso una nuova avventura». Fuori dalla chiesa c’è un lungo striscione bianco, con una scritta blu che recita: «Voglio ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, che come i vecchi tempi mi ascolti e sorridi». A firmarlo è la cugina Giorgia.
Dentro, un altro dei suoi amici storici, Federico Cavicchia, resta seduto su una panca per qualche minuto, nonostante che non ci sia più nessuno. I suoi occhi sono persi nel vuoto, anche mentre cerca di trovare le parole migliori per poterlo ricordare: «Era buono, generoso e anche molto simpatico. Entrambi ripetenti, mi ricordo che quando ci siamo ritrovati insieme all’esame di Stato mi ha guardato e mi ha detto “Ancora qua stai?”. Ci siamo battuti per avere i laboratori e abbiamo lavorato insieme sia a scuola sia fuori, come nel periodo in cui curavamo il catering allo stadio Adriatico-Cornacchia di Pescara. E’ stato un grandissimo amico, mi mancherà. (a.d.s.)
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