Bussi, D’Alfonso porta un dossier in aula
Oggi a Chieti riprende il processo sulla mega-discarica dei veleni Il governatore: bisogna procedere alla messa in sicurezza e alla bonifica
PESCARA. «Dobbiamo ritrovare l’ambizione e fare in modo che parta in maniera concreta l’azione della messa in sicurezza, della bonifica, della caratterizzazione. Ho visto su questo un atteggiamento burocratico». E’ con questo intento che il presidente della Regione Luciano D’Alfonso parteciperà questa mattina, dalle 9, al processo di Bussi che, dopo cinque mesi di stop e un iter travagliato, riprenderà in Corte d’Assise a Chieti.
L’udienza, molto probabilmente, sarà breve perché il presidente del collegio Camillo Romandini dovrà ricalendarizzare le udienze che porteranno prima alla requisitoria bis dei pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli e, infine, al verdetto per i 19 imputati della Montedison.
D’Alfonso, che rappresenta la Regione parte civile nel processo, arriverà in tribunale con un dossier con alcuni dati ancora provvisori sull’indagine epidemiologica. L’obiettivo della Regione è quello di accertare se ci sia un nesso tra l’inquinamento e le patologie, motivo per cui ieri il governatore ha diramato un’altra direttiva invitando anche i medici di base a fornire i dati. «Al fine di poter disporre di tutte le informazioni relative ai danni alla salute dei cittadini abruzzesi provocati dall’inquinamento di Bussi», ha scritto il governatore, «chiediamo la collaborazione dei medici di famiglia e dei pediatri per la ricostruzione della prevalenza e dell’incidenza, in questi anni, di patologie (malattie tumorali e malformazioni congenite) che, in via diretta e indiretta, potrebbero essere collegate all’inquinamento». Una richiesta che segue quella già fatta alle Asl per arrivare a un’indagine epidemiologica. Nel frattempo, stamattina, il governatore porterà un dossier con dati che riguardano i ricoveri fino al 2011, indagini sull’acqua e sull’alimentazione. Una presenza anche per far sentire la sua vicinanza a una pagina drammatica del Pescarese perché, come spiega D’Alfonso, «per rendere certo il fatto che la Regione è costituita ed è costituita per salvaguardare gli interessi non solo delle popolazioni ma anche del creato. Sarò in tribunale con un corposo dossier documentale che abbiamo realizzato».
Così, riparte stamattina il processo che ha portato alla sbarra 19 ex vertici e amministratori della Montedison e a cui, come al solito, parteciperanno anche le associazioni ambientaliste. «Riprende un processo infinito», dicono le associazioni raccolte sotto Bussiciriguarda proprio perché il processo di Bussi si è arenato varie volte. «Processo infinito», proseguono, «come l’esito di quello che - per normativa - sarebbe il primo dovere istituzionale verso i cittadini e l’ambiente: metterci in sicurezza dalle conseguenze dell’inquinamento che per decenni e decenni in Valpescara continuiamo a subire. E invece della discarica Tre Monti nessuno parla più. Come è stato dimostrato», aggiungono, «quella discarica è la fonte principale di inquinamento delle falde idriche e, da queste, dell’intero fiume. Stiamo aspettando», concludono, «che qualche fiato sia tirato dai sindaci della Valpescara, senza pensare di aver esaurito il proprio compito costituendosi parte civile nel processo». Oggi, quindi, sarà ristabilito il calendario delle udienze che dovrebbe portare, a stretto giro, alla requisitoria bis di Mantini e Bellelli. (p. au.)
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