Bussi, discariche ancora inquinate

27 Novembre 2021

Depositati in Procura i risultati delle analisi dell’Arta: sostanze nocive nei terreni

PESCARA. Dai risultati depositati in Procura delle ultime analisi effettuate dall’Arta il 10 novembre scorso nelle discariche 2A e 2B di Bussi, quelle comprese nella mega discarica di rifiuti tossici e nocivi, emerge un quadro preoccupante di inquinamento. Molti parametri importanti supererebbero i limiti di legge, a significare che l’inquinamento continua a minare la zona e rischia di finire anche nelle acque limitrofe. La relazione è stata posta ieri all’attenzione del procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, che conduce quest’ultima inchiesta sul caso Bussi insieme ai sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, dai carabinieri forestali che si occupano delle indagini. I tre magistrati nei giorni scorsi avevano disposto un sopralluogo nella zona e una serie di prelievi da parte dell’Arta per conoscere il dato dell’inquinamento. E la risposta è arrivata: «Le analisi eseguite sul campione in esame», scrive l’Arta, «hanno evidenziato valori di concentrazione superiori alla soglia di contaminazione per i parametri triclorometano, tricoloetilene, tetracloroetilene, esaclorobutadiene, tetracloretano...», sostanze tossiche e nocive che continuano a minare quei terreni. Una situazione che la Procura dovrà vagliare con il nuovo procuratore Giuseppe Bellelli che conosce bene la materia. I magistrati dovranno stabilire quali azioni intraprendere nei confronti degli attuali indagati che sono il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta (proprietario di quei terreni acquistati da Solvay al prezzo simbolico di 1 euro), l’amministratore di Edison, Nicola Monti, l’ingegnere di Solvay, Marco Colatarci, responsabile del settore bonifiche e, ultimo arrivato nel fascicolo, Andrea Alessandro Del Frate, ingegnere di Edison con delega ai problemi ambientali attuali e passati. Ma ora la soluzione non dipende tanto dalla Procura, che potrebbe inasprire la gravità delle contestazioni che oggi sono di inquinamento ambientale, o pensare a un sequestro delle zone al di fuori delle discariche dove sono state rilevate le sostanze inquinanti, quanto dal ministero dell’Ambiente e della Regione per studiare una soluzione che porti a una bonifica radicale e veloce. Il decreto della Procura era infatti finalizzato anche a valutare le effettive operazioni in atto di bonifica, ed è proprio sotto questo aspetto che si dovrà trovare una soluzione, per sgombrare il campo da qualsiasi ostacolo burocratico per arrivare alla indispensabile bonifica del sito. (m.cir.)