Bussi, inchiesta sulle discariche: è giallo su un’autorizzazione

I carabinieri forestali in Comune: non si trova l’ultimo dei tre documenti chiesti e rilasciati a Solvay E l’Arta, alla presenza di consulenti e legali, ha concluso i prelievi per trovare eventuali rifiuti tossici
BUSSI SU LTIRINO. Alla presenza dei consulenti della procura di Pescara e delle parti, dei legali degli indagati e dei tecnici dell’Arta, oltre che dei carabinieri forestali, ieri si è conclusa la seconda e ultima fase degli accertamenti irripetibili voluti dalla magistratura pescarese per accertare se dalle discariche 2A e 2B della mega discarica di rifiuti tossici e nocivi di Bussi, continuano eventuali sversamenti inquinanti.
Il procuratore Anna Rita Mantini e i sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, che sono titolari dell’ultimo fascicolo aperto su questa datata e drammatica vicenda giudiziaria dalle conseguenze ancora non del tutto definite dal punto di vista ambientale e della salute pubblica, avevano disposto un sopralluogo sulle due discariche per verificare la tenuta del capping, e cioè del sistema di isolamento per frenare la contaminazione nel terreno e nelle acque. Un passaggio fondamentale per accertare eventuali responsabilità in capo ai quattro indagati individuati dalla procura, ai quali viene contestato il reato di inquinamento ambientale, in relazione alle effettive operazioni in atto di bonifica del sito: l’amministratore della Edison, Nicola Monti; l’ingegnere Marco Colatarci della Solvay; il collega dell’Edison, Andrea Alessandro Del Frate, con delega ai problemi attuali e passate; e del proprietario del terreno su cui insistono le discariche, e cioè il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta. «Questi accertamenti ben vengano», afferma, «servono a capire se da maggio 2018 sono continuati gli sversamenti delle falde. Bisogna tenere conto anche del fatto che se si fosse partiti con la bonifica a giugno del 2018, come era previsto, ad oggi questa sarebbe stata completata». E mentre i consulenti e i legali effettuavano il sopralluogo, i tecnici dell’Arta eseguivano una serie di prelievi dai piezometri (i pozzi di osservazione posti nelle aree esterne delle discariche 2A e 2B) per effettuare il monitoraggio delle falde più in profondità, e quindi per verificare il livello di inquinamento. Questo anche perché i precedenti prelievi eseguiti a settembre hanno dato esito negativo: nel senso che non sono stati trovati liquidi o rifiuti pericolosi. I campioni acquisiti ieri verranno aperti questa mattina nel laboratorio dell’Arta, alla presenza delle parti, per iniziare le analisi che porteranno via qualche giorno. Intanto viene fuori un altro aspetto: la mancanza di tutte le autorizzazioni per la realizzazione di quelle discariche 2A e 2B. Le autorizzazioni vennero richieste da Solvay e rilasciate in tre tempi diversi. Le prime due furono regolari, mentre la terza fu richiesta nelle more della cessione.
Ma gli investigatori forestali, che su ordine dei magistrati sono andati a spulciare le carte in Comune, non avrebbero trovato la terza autorizzazione, quindi si potrebbe anche ipotizzare un reato di natura edilizia. Aspetto che dovrà chiarire la procura.

