«Bussi, inquinamento non voluto»

15 Novembre 2014

Processo per la discarica, la difesa respinge l’accusa di avvelenamento doloso

CHIETI. «La difesa ha dimostrato tutta una serie di interventi e di cautele che sono state poste in essere dallo stabilimento di Bussi proprio per prevenire un inquinamento dei terreni, della falda, e questi interventi sono stati realizzati misurandosi con la tecnologia volta per volta disponibile dell'epoca. Questi interventi, svolti quando non c'era la legislazione, in base alla sensibilità dell'epoca e poi in base alla legislazione, dimostrano che non sono fondate le accuse di avvelenamento doloso e di disastro doloso».

Lo ha detto l'avvocato Carlo Baccaredda Boy ieri, al termine della sua arringa difensiva, nel processo in corso a Chieti davanti alla Corte d'assise per le cosiddette discariche dei veleni di Bussi che vede 19 imputati, fra ex dirigenti e tecnici della Montedison, con le accuse di disastro ambientale e avvelenamento di acque. Baccaredda in questo processo difende l'allora vice direttore dello stabilimento, Nicola Sabatini, e altri tre imputati: Camillo Di Paolo, Giancarlo Morelli e Domenico Angelo Alleva, responsabili del servizio di stabilimento di protezione ambientale e sicurezza. «C'era tutta una situazione di inquinamento alla base, noi stiamo considerando i comportamenti di imputati che sono intervenuti su uno stabilimento che era inquinato. Pian piano gli imputati con tutta una seria di misure hanno cercato di migliorare quest'inquinamento», ha aggiunto Bacaredda Boy. Che ha proseguito: «L'inquinamento sicuramente c'è stato, era rilevante. Il comportamento di questi soggetti è assolutamente antitetico al dolo, alla volontà di qualsiasi causa di inquinamento. Certamente c'è stato un evento, ma il comportamento degli imputati è sempre stato volto a scongiurare questo inquinamento e non c'è mai stato un avvelenamento. Gli interventi sono iniziati dai primi anni 70, quando ancora non c'era una legislazione, nel momento in cui ci si è posti il problema di come smaltire determinati rifiuti, di non mandarli più a fiume ma prima di tutto di stoccarli in serbatoi e poi mandarli in altri stabilimenti del gruppo per l'incenerimento e la riutilizzazione parziale». Si prosegue venerdì 21 con un’altra difesa.