C’ERA UNA VOLTA A ROMA

IN MOSTRA GLI ARTISTI DI PIAZZA DEL POPOLO E ALBERTO DI FABIO
Una ricognizione della scuola artistica romana degli anni Sessanta e un’antologica dedicata al pittore Alberto Di Fabio: due importanti mostre aprono oggi i battenti a Castelbasso, incantevole borgo collinare teramano di origine medioevale.
Promosse dalla Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture, curate da Laura Cherubini e Eugenio Viola, le esposizioni “C’era una volta a Roma. Gli anni Sessanta intorno a piazza del Popolo” e “Alberto Di Fabio. Paesaggi della mente” dopo il vernissage di stasera (ore 18) saranno aperte al pubblico da domani domenica 13 luglio fino al 31 agosto, dal martedì alla domenica nell’orario 19-24.
“C’era una volta a Roma. Gli anni Sessanta intorno a piazza del Popolo” propone a Palazzo De Santis opere dei protagonisti di un’irripetibile stagione artistica e culturale, espressione di un decennio oggi nostalgicamente considerato mitico, il decennio della dolce vita e del Boom: Franco Angeli, Nanni Balestrini, Umberto Bignardi, Mario Ceroli (abruzzese di Castel Frentano), Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Fabio Mauri, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Cy Twombly, Giuseppe Uncini. Insieme costituivano nei primi anni Sessanta il gruppo di giovani artisti gravitanti insieme a letterati come Moravia, Pasolini, Arbasino, nella zona intorno a piazza del Popolo, tra il caffè Rosati, la galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, abruzzese di Giulianova, la galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani.
«Fuoriuscendo dalla stagione breve ma intensa della pittura informale, dopo aver azzerato tutto attraverso il monocromo, gli artisti di piazza del Popolo danno vita a una cultura dell'immagine che intreccia icone del consumo di massa (nel 1964 sbarcherà alla Biennale di Venezia la Pop Art americana) e citazioni dai movimenti italiani protagonisti del primo Novecento europeo, su tutti il Futurismo e la Metafisica», spiegano i curatori. «Il loro tratto distintivo risiede nella scelta di rappresentare motivi presi dall’immaginario comune, teso alla creazione di un nuovo codice espressivo che non ha nulla a che fare con la semplice rappresentazione del reale a fini estetici o banalmente provocatori. I loro riferimenti, rispetto alle coeve esperienze americane, sono più colti». In un altro antico edificio di Castelbasso, Palazzo Clemente, è invece ospitata la mostra antologica “Alberto Di Fabio. Paesaggi della mente”, che per il 48enne pittore di Avezzano, nome di livello internazionale, rappresenta un ritorno a casa, in terra abruzzese. «Come Giacometti che viveva e creava a Parigi ma tornava nel suo cantone svizzero per rivedere valli e montagne, anche Alberto Di Fabio trae ispirazione e concentrazione tornando spesso tra le montagne d’Abruzzo, che diventano forme mentali di elevazione» sottolineano i curatori. «Le vette del Velino o del Gran Sasso sono per lui “antenne collegate al cosmo”, che gli permettono di percepire mondi e realtà parallele, e diventano ai suoi occhi “piramidi di luci divine”, espressione di una trascendenza con cui dialogare, accesso a una dimensione altra cui l’artista giunge tramite concentrazione e pura meditazione, per tradurla infine in stimoli visivi, in percezioni sensoriali rievocate nei suoi dipinti enigmatici». “Paesaggi della mente” raccoglie opere di Alberto Di Fabio dall’inizio degli anni Novanta a oggi. Un insieme di lavori che diventa canto collettivo, danza di colori e forme: «Un insieme di opere allestito per una lezione di fisica quantistica», come dice l’artista stesso. Con la doppia inaugurazione di Castelbasso si completa il quadro di “Arte in Centro”, circuito di nove mostre tra Abruzzo e Marca ascolana. Info: 0861.508000, arteincentro.com.
Anna Fusaro
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