«C’era una volta viale Kennedy»

Parlano residenti e commercianti: questa era una zona chic, ora abbiamo paura a uscire di casa
PESCARA. I primi residenti del quartiere ricordano ancora le aree non bonificate di quella che sarebbe diventata una delle vie più esclusive della città. Ma la vera "palude" è diventata la attuale viale Kennedy, nel primo tratto verso nord, inclusa piazza San Francesco. Strade sporche, marciapiedi dissestati, bivacchi di senzatetto, incuria ed episodi di vandalismo e microcriminalità condiscono la quotidianità di residenti e esercenti della zona che parlano unanimemente di degrado totale, colpa dell'incuria dell'amministrazione comunale e dell'inciviltà di alcuni cittadini. Un degrado mai visto prima, che si aggiunge allo spopolamento commerciale e che non collima con la vocazione di questo quartiere, a un passo dal mare e a cinque minuti dal centro, considerato il quartiere residenziale per eccellenza di Pescara, con valori immobiliari alle stelle e una popolazione residente fatta soprattutto di professionisti e imprenditori.
«Il quartiere è irriconoscibile» dice Antonio Zenobi, farmacista e memoria storica del quartiere. «Sono arrivato qui nel 1960, adesso fatico a riconoscere questa piazza, questo viale. Mi riferisco agli ultimi due anni perché il quartiere non è mai stato così, il degrado è palese e aumenta ogni giorno di più. C'è un caos continuo di parcheggi mentre i ratti passeggiano tranquillamente tra strada e marciapiedi». Oltre alla sporcizia, secondo Zenobi, il vero problema sta diventando la sicurezza. «Qui c'è la mensa di San Francesco che purtroppo raduna dalla mattina alla sera mendicanti che si siedono davanti a porte e vetrine, bivaccano in piazza facendo di tutto e confesso che la sera, quando chiudiamo gli esercizi, dobbiamo guardarci le spalle. Cosa mai successa in decenni».
Sul problema interviene Stefania Greco, titolare dei due vicini negozi Delizie del grano: «Gli ospiti della mensa sono tutte persone bisognose ma non tutte educate e benintenzionate», commenta, «pochi giorni fa uno di loro ha preso a giocare con delle mele e alla nostra richiesta di riconsegnarle ci ha sputato addosso. Senza contare chi si accampa per strada e fa i propri bisogni ovunque, infastidendo a volte chi passeggia che deve già fare attenzione a non cadere per i marciapiedi fatiscenti, e ne inciampa di gente».
Di fronte al tabaccaio di Peppe De Nardis, da più di una settimana, sono abbandonate le frasche di un pino pericolante potato dai vigili del fuoco, accanto a tombini intasati, buche e insidie sulla pavimentazione, aiuole disastrate piene di ogni genere di rifiuti. «Qui manca totalmente la manutenzione ordinaria,» spiega De Nardis «gli intervalli di tempo della rara pulizia stradale sono troppo ampi e gli operatori ecologici non possono andare oltre le direttive ricevute, anche se si accorgono di altre situazioni di disordine e sporcizia. Ma il problema urgente sta diventando la sicurezza», prosegue, «specie in una zona ad alta densità di anziani. Aumentano i danneggiamenti nei condomini, i furti negli appartamenti e purtroppo la mensa può diventare un'opportunità per i malintenzionati per familiarizzare con le abitudini del quartiere al fine di delinquere».
Luisa Manzo, titolare dell'edicola all'angolo della piazza, frequenta questo quartiere da 44 anni. «Ogni mattina puliamo da noi i marciapiedi, sempre sporchi di escrementi di cani e migliaia di aghi di pino» osserva Manzo «mentre i cassonetti rigurgitano immondizia, ci buttano di tutto. Qui mancano i servizi essenziali, dall'igiene alla sicurezza». Di aiuole abbandonate, strade ingombre di rifiuti e buche incredibili parla anche Stefania Di Blasio, residente in viale Kennedy. «Altro che via chic e residenziale, qui non si riesce più a passeggiare e andare in bici, mentre di sera i lampioni vecchi e sporchi contribuiscono a terrorizzare chi rientra da solo in casa. Poi ci sono i parcheggi selvaggi in estate e gli schiamazzi notturni di chi frequenta le discoteche sulla riviera. Non ho mai visto questo quartiere così trascurato dal Comune».
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