C’è la casa per l’operaia Brioni che viveva in macchina
PENNE. In attesa che la vertenza nazionale serva a sbrogliare l’empasse economico di Brioni, una bella notizia è arrivata per una delle tante lavoratrici che rischiano di perdere il posto. Una...
PENNE. In attesa che la vertenza nazionale serva a sbrogliare l’empasse economico di Brioni, una bella notizia è arrivata per una delle tante lavoratrici che rischiano di perdere il posto. Una signora che da qualche tempo viveva in macchina perché non poteva più permettersi di pagare l'affitto con il solo stipendio part-time da 500 euro che percepisce in fabbrica, ha finalmente ricevuto una casa popolare dall’amministrazione comunale.
La lavoratrice Brioni, che per motivi personali ha chiesto di rimanere nell’anonimato, insieme a suo marito, disoccupato da 5 anni, ha finalmente un motivo per sorridere e ha voluto comunicare al Centro, a cui aveva denunciato la sua situazione, la buona notizia ricevuta. «Ho vissuto in macchina per troppo tempo. Fortunatamente dopo la mia richiesta di aiuto sono riuscita ad avere la casa popolare. Vorrei ringraziare pubblicamente il vicesindaco Ennio Napoletano per l’impegno che ha messo in campo per risolvere il mio problema. Mi ha ridato la speranza per andare avanti e condurre una vita dignitosa. Rischiare di perdere il posto in fabbrica, dove lavoro da vent'anni, mi fa molta paura, ma adesso voglio ringraziare Dio per avermi fatto conoscere una persona che mi ha permesso di avere un tetto sotto il quale vivere».
La donna, che ha confidato di avere anche un serio problema di salute, potrà adesso permettersi le cure necessarie non dovendosi più preoccupare di pagare l’affitto.
Per quanto riguarda il lavoro in Brioni, invece, la battaglia sembra ancora dura e lunga. Martedì, al Mise, a Roma, c’è un nuovo incontro tra i vertici Brioni, funzionari del governo, Regione e sindacati. Al tavolo di lavoro, questa volta, dovrebbe prender parte anche l'ad Brioni Gianluca Flore.
I sindacati attendono un piano industriale di rilancio e non vogliono sentir parlare di esuberi. Per l’azienda, invece, c’è la necessità di riequilibrare il mercato tra produzione e commesse. In attesa che qualcosa si decida i 400 esuberi paventati dall’azienda continuano a tenere in ansia l’intera comunità vestina. (f.bel.)
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