Caccia al cervo, arriva lo stop: doppiette disarmate in Abruzzo

12 Novembre 2024

Il Consiglio di Stato dice no e rinvia al Tar per il pronunciamento nel merito, almeno tra 6 mesi

Bambi sgambetta felice sui declivi d’Abruzzo. Sembra quasi di vederlo, rigenerato, sollevato: gli si allunga la vita. Per almeno sei mesi, forse più, è al riparo dalle doppiette dei cacciatori.
Il Consiglio di Stato ha imposto lo stop alla Regione e ha disarmato chi già pregustava la caccia al cervo. Giusto? Sbagliato? Senza entrare nel merito, basta guardarla dal lato degli animalisti e delle opposizioni per comprendere come la burocrazia, più di tante battaglie, per il momento abbia posto un argine all’attività venatoria; se invece la prospettiva è quella della Regione, la burocrazia ha preso una decisione solo provvisoria e tutto è ancora da decidere. E così torniamo a Bambi che, guardando il bicchiere mezzo pieno, allunga la sua vita per diversi mesi.
L’ORDINANZA
Non saranno abbattuti i 469 cervi oggetto della delibera della Giunta regionale d’Abruzzo (sarebbe entrata ufficialmente in vigore dal 14 ottobre scorso, ndr). Lo ha deciso il Consiglio di Stato, sezione Sesta, che ha sospeso il provvedimento accogliendo l’appello di varie associazioni animaliste e ambientaliste: Associazione italiana per il World wide fund for nature Ets, Lav - Lega antivivisezione, Ets, Lndc animal protection. I giudici di secondo grado hanno ribaltato l’ordinanza del Tar Abruzzo che il 10 ottobre aveva rigettato il ricorso delle associazioni contrarie all'abbattimento degli animali. Sarà proprio il Tar, ora, che dovrà pronunciarsi di nuovo nel merito, come stabilito nell'ordinanza del Consiglio di Stato del 7 novembre.
«Si apprezzano», scrivono i giudici nell’ordinanza, «profili di possibile fondatezza del ricorso di primo grado, che meritano adeguato approfondimento specie con riferimento alla questione dell’omesso monitoraggio. Quanto al periculum, e considerando che bisogna mantenere la res adhuc integra (questione non compromessa, ndr) nel tempo necessario a definire il giudizio, la Regione può comunque valutare... l’adozione di misure per la prevenzione di incidenti stradali, come l’apposizione di recinzioni e la realizzazione di attraversamenti faunistici».
le reazioni
L’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso al Consiglio di Stato contro l’abbattimento di 469 cervi in Abruzzo, non trattiene «la gioia per questo risultato, che è immensa. Non solo per la salvezza di questi cervi, ma anche perché, seppure in una fase cautelare, abbiamo fatto affermare un principio importante sulla necessità di effettuare i monitoraggi che erano stati previsti in sede di valutazione ambientale del piano faunistico venatorio e che non sono stati effettuati».
«Si tratta di monitoraggi», continua, «da effettuarsi anche su base annuale, per raccogliere indicatori sull'incidenza del prelievo dei cervi su altre specie particolarmente protette, come lupi e orsi. È inutile prevedere questi monitoraggi se poi non ci sono conseguenze dalle loro omissioni».
«Devo inoltre dire», conclude l’avvocato Pezone, «che mai come in questo caso abbiamo sentito l'affetto e il sostegno dei cittadini di una intera regione che hanno seguito ogni passo di questa avventura e ci hanno fatto sentire la loro vicinanza».
gli animalisti
«Questa pronuncia potrà rappresentare un importante precedente per il futuro». Così in una nota le associazioni Lav, Lndc animal protection e Wwf Italia, «la vicenda aveva suscitato grande indignazione anche al di fuori del mondo animalista e ambientalista, raccogliendo appelli da parte di numerose personalità dell'arte e della cultura, oltre a 136 mila firme con una petizione online e decine di migliaia di e-mail di protesta inviate dai cittadini all'amministrazione regionale», ricordano le associazioni ricorrenti, secondo le quali l'ordinanza dei giudici di secondo grado apre uno scenario. «Il fatto che il Consiglio di Stato abbia ritenuto valide le nostre ragioni ci riempie di soddisfazione perché è la dimostrazione che eravamo e siamo nel giusto. Il Consiglio di Stato rimane un baluardo di legalità e di rispetto delle norme, sempre prezioso quando si tratta di arginare politiche che vanno contro gli animali e l'ambiente. Dedichiamo questa vittoria alle centinaia di migliaia di cittadini che hanno sostenuto le nostre iniziative a favore dei cervi abruzzesi e ai milioni di turisti che ogni anno affollano la Regione attratti dalla sua natura e dagli animali selvatici che la popolano», rimarcano le associazioni, assistite in giudizio dagli avvocati Michele Pezone e Francesco Paolo Febbo.
reazioni politiche
«Questa vittoria», sottolinea il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci, «è una grande soddisfazione per la salvaguardia di cervi e cerbiatti e per il nostro ambiente naturale. È anche la vittoria contro una politica miope, arrogante e dannosa».
Per Alessio Monaco (Alleanza Verdi e Sinistra) «la sentenza del Consiglio di Stato è una prima vittoria che premia la determinazione di tutte le associazioni e di tutti i cittadini che si sono spesi per evitare il massacro degli animali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA