Caccia all’antenato, che passione

Come ricostruire l’albero genealogico sfruttando ricordi, archivi e web
di ILENIA REALI
A caccia di Pokemon? Macché, meglio andare a caccia di nonni. L'estate è anche il tempo delle cene e dei pranzi in famiglia, del ritrovarsi insieme nella casa al mare o in campagna. Dell'obbligo di stare a veglia riascoltando, come un nastro registrato, le solite storie. Ma a volte le storie possono trasformarsi in ricerche, e gli amarcord in ricostruzioni, arrampicandosi idealmente sul proprio albero genealogico. I più fortunati e coloro che si faranno prendere dalla passione potranno arrivare anche al 1500 pur non avendo nelle vene neppure una goccia di sangue blu. Coloro che invece vorranno cavarsela con poco impegno, grazie ai tanti siti internet che permettono di ricostruire la propria genealogia con un colpo di mouse, non avranno difficoltà ad arrivare al 1800. Una cosa è certa: in ogni famiglia c'è una storia da riportare alla luce. Chi è fortunato ha parenti che non hanno buttato via niente. Lettere, documenti, fotografie. Un vero tesoro per chi punta a ricostruire le storie dei congiunti più prossimi. Chi invece non può contare su un bel baule che spunta dal passato, non è detto si debba perdere d'animo perché in aiuto arrivano lo Stato civile, gli archivi delle parrocchie e soprattutto internet che rende la ricostruzione del proprio albero genealogico anche un hobby da portare avanti sotto l’ombrellone. Con i social poi chiedere aiuto a chi condivide le stesse origini è un gioco da ragazzi. Non è raro tra l'altro scoprire che c'è già chi il nostro albero l'ha fatto. Ma torniamo allo Stato civile. Si parte dall'esistente per tornare indietro. In ogni Comune sono conservati gli atti anagrafici dal 1866 ad oggi. Basta fare richiesta e si possono avere gli estratti di nascite, matrimoni e morti. Meglio chiedere la copia originale perché lì vi si trovano adozioni, riconoscimenti successivi anche di anni, prime nozze che in genere il passaparola familiare tralascia e che spariscono dagli estratti. Se cambia il Comune di nascita, cambia lo Stato civile. E in questo internet aiuta a non girare da una parte all'altra. Numerosi stati civili si trovano infatti sul sito familysearch.org. E grazie al portale Antenati si riesce ad andare ulter. iormente indietro dal momento che lì, sono archiviati anche gli atti dello di epoca napoleonica e della Restaurazione (indicativamente si torna indietro fino al 1808). Da qui in poi si deve abbandonare il computer e cominciare a cercare negli archivi delle parrocchie. La cosa si complica perché entrano in campo vari fattori: lo stato di conservazione dei registri (i nemici numero uno sono i topi), la disponibilità dei parroci e il luogo in cui i documenti si trovano. Alcune diocesi hanno raccolto tutto il materiale archiviandolo su supporti informatici. In altri casi c'è da sfogliare libroni vecchi di secoli. Qui ci sono una miniera di informazioni che partono dal 1563 quando, con il concilio di Trento, si rese obbligatorio tenere i dati dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture. Ma vi si trovano anche gli Stati delle anime (i preti quando andavano a dare la benedizione si segnavano chi abitava nelle case e talvolta anche le condizioni delle famiglie) e gli scambi epistolari. Di fatto, un vero e proprio censimento. Una volta che si hanno i nomi, le date di nascita e di morte, Google diventa un prezioso alleato. In rete ci sono mille documenti dove si citano i nostri avi: alcuni archivi di Stato, associazioni, giornali e Fondazioni tra le più varie hanno infatti messo on line tutto quello che possiedono rendendo di fatto tracciabile la vita di persone vissute anche nel 1700. Ecco quindi che si scoprono aneddoti, curiosità, nuove storie. Dal curriculum del maestro di cappella passando per la cura rivoluzionaria che ha salvato un malato fino all'arresto per la partecipazione ai moti carbonari. In un batter d'occhio le cene di famiglia si arricchiscono di nuovi argomenti. E spesso di nuovi ricercatori.

