Caccia, le novità del calendario

25 Giugno 2021

Dalle preaperture alla tutela delle specie protette. Imprudente: non temo ricorsi

L’AQUILA.. «Dopo decenni in Abruzzo il calendario venatorio è stato approvato in anticipo a giugno e non all’ultimo momento a settembre». L’assessore regionale all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, commenta i lavori della giunta che nei giorni scorsi ha licenziato la delibera per la prossima stagione venatoria nella regione verde d’Europa. Oltre ai “prematuri” tempi di approvazione, il calendario della caccia presenta alcuni aspetti del tutto nuovi.
«Il calendario venatorio 2021/2022 fa seguito all’approvazione del Piano faunistico venatorio di cui la nostra regione era sprovvista», aggiunge Imprudente, «si tratta di uno strumento di programmazione che tiene conto delle peculiarità di alcune specie, ma anche del rispetto di aree e zone protette». La vera novità, però, è sicuramente rappresentata dalle cosiddette preaperture: la caccia, infatti, prenderà il via nei giorni 4, 5, 11 e 12 settembre (solo con appostamento) per la Cornacchia grigia, la Gazza e la Ghiandaia. Solo con appostamento, nei giorni 4,5,19, 25 e 26 settembre, si potrà cacciare anche la Tortora Selvatica. Mentre nei giorni 11, 12, 19, 25 e 26 dello stesso mese sarà consentita anche la battuta alla Quaglia.
«Quest’anno ci saranno delle preaperture, nel pieno rispetto delle norme sull’ambiente», aggiunge l’assessore regionale, «in linea con tutte le altre regioni limitrofe. Su alcuni aspetti poi abbiamo ottenuto anche il parere dell’Ispra, mentre altri sono suffragati da dati scientifici». Per tutelare le specie protette la caccia è regolamentata o interdetta in alcune zone. In particolare per la tutela dell’Orso bruno marsicano ci sono dei limiti all’interno della Zona di connessione e allargamento, nella Zona di protezione esterna del Parco nazionale d’Abruzzo, nelle Zone speciali di conservazione e nei Siti di importanza comunitaria. La novità delle preaperture rischia, però, di suscitare la reazione degli ambientalisti che, puntualmente, negli anni passati, hanno impugnato il calendario venatorio regionale davanti al Tar. «Uno dei motivi per cui la Regione perdeva i ricorsi», spiega e conclude Imprudente, «era la mancanza di un Piano faunistico venatorio, licenziato prima del calendario che ritengo di buon senso ed equilibrato». (f.d.m.)