Caccia, nuovo stop in Abruzzo

28 Settembre 2019

I giudici vietano di sparare nelle aree di ripopolamento riaperte

VASTO. Arriva un’altra sconfitta giudiziaria per l’amministrazione della caccia in Regione Abruzzo. L’Ambito territoriale di caccia Vastese aveva chiesto in sede stragiudiziale, alla nuova amministrazione regionale da sei mesi e mezzo insediatasi, l’annullamento in autotutela della delibera di giunta del 18 gennaio 2019, adottata ancora sotto la presidenza D’Alfonso, che, «traboccante di profili di illegittimità, sopprimeva d’un balzo tutte le Zone di ripopolamento e cattura della Provincia di Chieti approfittando della “scusante”», dicono i ricciorenti, «dei danni da cinghiale ed in vista del contestatissimo Piano faunistico venatorio». Parliamo di un’area vastissima di ripopolamento, pari a 24mila ettari, per la quale la Regione, nonostante gli obblighi di legge, non ha mai risposto a tale istanza dell’Atc vastesi. Gli avvocati Giacomo Nicolucci (nella foto) e Daniele Granara, quindi, hanno portato la questione sino dinanzi al Consiglio di Stato, il quale con decisione pubblicata ieri mattina ha stigmatizzato la mancata pubblicazione del provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo (Bura) ed ha valutato che tale riapertura della caccia delle Zone di ripopolamento e cattura, non preceduta da valutazione ambientale strategica (e sprovvista anche di valutazione d’incidenza e di parere Ispra) non appare legittima e «può nuocere irreparabilmente alla conservazione e protezione dell’ambiente e del patrimonio faunistico».
«Quanto accaduto è particolarmente grave, giacché è la dimostrazione di un’apparente protervia nella gestione della caccia abruzzese, che non sembra adeguatamente corroborata dalla giusta competenza, ma è anche travalicante (si spera per inconsapevolezza) i doverosi confini della legittimità degli atti amministrativi», commenta Nicolucci. L’Atc vastese ha chiesto ai suoi legali di valutare anche la sussistenza di profili di responsabilità penale e contabile. (c.s.)