Caccia verso la riapertura con una serie di divieti

26 Settembre 2019

Il Tar L’Aquila pronto a dare ragione a entrambi gli sfidanti: Imprudente e gli ambientalisti L’ordinanza possibile: sì al nuovo calendario con il divieto di sparare agli uccelli migratori

L’AQUILA. Occhi puntati sul Tar L’Aquila che oggi pubblicherà l’ordinanza sulla caccia: un verdetto atteso da 15mila doppiette abruzzesi, da un lato, e da ambientalisti e animalisti dall’altro. Il nuovo calendario regionale, sospeso temporaneamente per due volte dopo il ricorso di Wwf e Lega del cane, potrebbe essere sbloccato ma solo in parte, accontentando entrambi gli sfidanti.
PUÒ FINIRE COSÌ.La previsione della vigilia è che il Tar, presidente Umberto Realfonzo, potrebbe riaprire la caccia vietando però di sparare alle specie migratorie.
Nel calendario impugnato, e discusso ieri mattina in aula, compare l’intero elenco della fauna migratoria con accanto i capi abbattibili. Eccolo: tortora (5 capi giornalieri, 20 capi stagionali), Quaglia (5 capi giornalieri, 25 capi stagionali), Beccaccia (3 capi giornalieri fino a dicembre, 25 capi stagionali), Allodola (10 capi giornalieri, 50 capi stagionali), Colombaccio e Tordo Sassello (10 capi giornalieri),Cesena e Tordo Bottaccio (15 capi giornalieri), Merlo (15 capi giornalieri), Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia (15 capi giornalieri), Folaga e Gallinella d’acqua (15 capi giornalieri), Beccaccino, Alzavola, Fischione, Germano reale, Porciglione, Canapiglia, Mestolone e Frullino (8 capi giornalieri), Pavoncella (5 capi giornalieri, 25 capi stagionali), Codone (8 capi giornalieri, 20 capi stagionali) e infine il Moriglione (4 capi giornalieri, 10 capi stagionali).
PARLA IMPRUDENTE. L’assessore regionale alla caccia, il leghista Emanuele Imprudente, dal canto suo, alla vigilia dell’udienza di ieri, aveva replicata duramente a chi, del centrosinistra e del mondo ambientalista, lo accusa di aver battuto ogni precedente record di bocciature del calendario venatorie. «Nell’ultimo anno, abbiamo registrato una vera e propria pioggia di ricorsi da parte delle associazioni ambientaliste in gran parte delle regioni italiane».
«Obiettivo di questi ricorsi», ha quindi sostenuto, «è bloccare l’apertura della stagione venatoria, o almeno ridurne al massimo gli spazi temporali e territoriali. Accade anche in Abruzzo: ma chi fa ostruzionismo e alimenta il conflitto e la confusione fa il male del territorio. L’Abruzzo come le altre Regioni d’Italia, non tenta di “superare il dettato normativo” come dichiarato alla stampa da qualcuno in questi giorni. Il mondo venatorio, dal canto suo, si definisce sconcertato dal fatto che nelle regioni limitrofe, con le stesse leggi nazionali e più datati strumenti di pianificazione venatoria, risultino possibili le pre-aperture e la caccia vagante a settembre o a gennaio».
SOLO NOI. «La Regione Abruzzo, per il 2019-20, ha adottato un calendario venatorio assolutamente in linea con quello delle regioni limitrofe», ha continuato Imprudente, «ma nonostante questo siamo stati oggetto di ricorsi e contrapposizioni. Siamo in attesa di conoscere, con grande rispetto, la decisione che il Tar assumerà sul calendario al fine di operare le scelte che ci consentiranno di far partire la caccia, senza incertezze, dal prossimo due ottobre. E sappiamo che l’Ispra e il comitato Via sono organi consultivi che, come accade tutti gli anni, formulano normali indirizzi e prescrizioni sul calendario. Parte del territorio abruzzese è protetto integralmente e rappresenta una grandissima risorsa per tutti, da custodire con attenzione».
ATTACCO AL PD. «Non percepisco l’attività venatoria in contrapposizione con le istanze di tutela», ha sottolineato l’assessore, «anzi il mondo venatorio si dimostra sensibile e attento nei confronti di esse. In Abruzzo, grazie al rapporto costruttivo che si è instaurato con i Parchi, le Università e il modo venatorio sono stati adottati protocolli d’intesa a tutela dell’orso anche in zone esterne alle aree protette e sta per essere avviata la sperimentazione di tecniche di caccia con il cane che non recano disturbo all’orso. Grande impegno si sta mettendo anche nel completamento del nuovo piano faunistico venatorio ed è stata già chiesta la calendarizzazione in commissione in attesa a giorni dell’ulteriore lavoro di Ispra. Se poi il Pd», ha concluso, «con in testa l’ex assessore Dino Pepe, che è responsabile della caotica gestione del settore per 5 anni, anche oggi vuole alimentare ostruzionismo e confusione non fa un danno a chi governa l’ente, ma a tutti gli abruzzesi che aspettano ogni anno con passione e rispetto l’apertura della caccia».