Cade una pianta anche in via Marconi «Possibili altri crolli»

30 Ottobre 2018

L’agronomo Colarossi: «In città esemplari vecchi e malati Necessario sostituire pini, lecci e palme con latifoglie»

PESCARA. Un albero si è spezzato alla base e si è abbattuto su un marciapiede di viale Marconi, di fronte all’antistadio, nelle vicinanze di un distributore di benzina. Le enormi fronde della robinia, il nome della pianta, si sono accasciate sui cassonetti dei rifiuti e hanno invaso parte della carreggiata. Le automobili hanno dovuto virare improvvisamente e pericolosamente per schivare l’ingombrante pianta finita in strada.
È accaduto ieri in mattinata. L’incidente si è aggiunto alla lista di un’altra giornata nera per i crolli del verde in città. Contemporaneamente, infatti, la caduta di un tronco in via Avezzano ha mandato in ospedale una donna. Nei mesi scorsi altri alberi erano cascati tra viale Kennedy, la pineta e piazza Italia. Il Comune ha indetto un bando per il censimento e la valutazione di stabilità degli alberi che si trovano sul territorio cittadino.
Ma intanto, la città si domanda quanti alberi sono a rischio e quanto timore c’è di nuovi, imprevedibili, crolli. Dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali risponde il presidente provinciale, Matteo Colarossi.
Certo che dobbiamo avere paura di altri crolli. Gli incidenti che registriamo in questi giorni saranno sempre più frequenti nei prossimi mesi.
Perché i casi sono in aumento?
A causa della vetustà di alcune alberature che non sopportano il nostro clima e i terreni umidi, come ad esempio pini domestici e d’aleppo (ce ne sarebbero 1200 in città, ndr) che non sono ancorati a terra con le radici fittone ma solo in superficie; i lecci, che moriranno tutti a causa della cocciniglia e le palme, che seguiranno la stessa sorte. Tutti alberi sottoposti a queste condizioni, che andrebbero abbattuti perché a rischio. Molte piantumazioni sono state effettuate seguendo le mode degli anni Settanta e Ottanta e hanno superato i 30 anni previsti per il taglio e la sostituzione degli alberi. Il pino d’aleppo è autoctono solo sui suoli sabbiosi delle paleodine di San Silvestro, Colle Renazzo, Colle Orlando, Colle Marino, Colle di Mezzo e Colle Madonna. In questi luoghi, le specie resistono.
Cosa deve fare il Comune attraverso i suoi tecnici ed esperti?
Deve fare la messa in sicurezza del patrimonio arboreo in città per salvaguardare le persone e i bambini da possibili cadute di alberi. C’è in essere un bando per la valutazione di stabilità, ad opera degli agronomi del Comune con il quale il nostro Ordine collabora. In questa indagine si valutano i cosiddetti «bersagli», cioè dove la pianta andrà ad abbattersi eventualmente e ovviamente il rischio è più alto dove c’è la popolazione. E la situazione fitosanitaria, cioè se la pianta presenta carie, funghi e qualsiasi patologia che può preannunciare un cedimento.
Quindi, la soluzione?
Monitorare tutte le piante della città e sostituire quelle non sicure con esemplari che sopportano suoli umidi, quindi carpini, aceri, farnie, roveri, olmi, bagolari, ontani, liquidambar, gingko, liriodendro, meli, peri e ciliegi da fiore, latifoglie abbattenti l’inquinamento cittadino. Tali operazioni vengono regolarmente fatte in città del nord Italia come Milano, Torino e Padova e nelle città europee come Parigi, Londra e Berlino.
Spesso, sui tagli, gli ambientalisti si mettono di traverso.
A ognuno il suo mestiere. Il Comune dovrebbe obbligatoriamente dotarsi di un consulente agronomo per la progettazione di vie, piazze e parchi.
E i cittadini che possono fare?
Chiamare il Comune quando avvertono il pericolo.