Caffè Venezia, processo breve per sette

31 Ottobre 2014

Gli esponenti della famiglia Granatiero, titolare dei bar in centro, e gli altri cinque imputati chiedono il rito abbreviato

PESCARA. I titolari del Caffè Venezia, il bar finito sotto inchiesta ormai tre anni fa con una maxi operazione di polizia e finanza, vogliono un processo breve e così, attraverso il loro avvocato Giuliano Milia, hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con l’abbreviato.

I sette imputati accusati di riciclaggio sono stati ammessi al rito in cui si evita il dibattimento e in cui la decisione viene presa allo stato degli atti nel corso di un’udienza preliminare a porte chiuse: in aula si tornerà il 25 novembre davanti al giudice per l’udienza preliminare Maria Carla Sacco. In caso di condanna, gli imputati usufruiranno dello sconto di un terzo sulla pena.

L’inchiesta di Caffè Venezia riporta a tre anni fa quando, con un maxi blitz coordinato dal pm Gennaro Varone, poliziotti e finanzieri sequestrarono i caffé Venezia in piazza Salotto e in via Venezia e altri locali facendo finire all’epoca sul registro degli indagati sette persone tra cui i fratelli originari di Manfredonia Sebastiano Michele e Pasquale Granatiero, proprietari del gruppo che a Pescara ha vari locali, la mamma Antonia Grieco, che vive a Manfredonia, Rita Lucia Granatiero, anche lei di Manfredonia, Giuseppe Prencipe, nato a Manfredonia e residente a Pescara, Anna Brigida e Severino Prato, ambedue residenti nella città in provincia di Foggia. Il cuore dell’inchiesta era rappresentato dal rapporto tra la famiglia Granatiero e la famiglia pugliese dei Romito considerati dall’accusa i presunti finanziatori occulti delle attività pescaresi e per cui i Granatiero sono stati accusati di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Ma a distanza di tre anni dall’indagine che svegliò Pescara con 70 poliziotti e finanzieri in giro per la città a porre i sigilli ai locali, l’inchiesta non ha fatto grandi passi persa tra i difetti di notifiche delle poche udienze preliminari e nel botta e risposta tra procura e difesa: girandola di ricorsi, di sentenze di sequestro e di dissequestro, di botta e risposta tra accusa e difesa sulla legittimità dei sigilli ai locali appartenenti alla famiglia Granatiero e sul rapporto con i Romito.

Nel 2012, il pm Varone ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per i sette imputati dando il via a un periodo di udienze preliminari iniziate l’11 dicembre 2012. Da quella data il processo non si è praticamente mosso rallentato dai rinvii e ora interrotto dalla richiesta del rito abbreviato da parte della difesa: una sorta di sfida lanciata alla procura che comincerà il 25 novembre davanti al gup Sacco.

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