Calano i consumi, aumentano i risparmi

Rapporto di Bankitalia: soffrono commercio e turismo, giù le esportazioni, cala il lavoro. Le famiglie scelgono i depositi bancari
L'AQUILA. L'Abruzzo chiude l'anno con il segno meno. L'emergenza coronavirus ha determinato un forte peggioramento del quadro congiunturale e in presenza di forti limitazioni alle attività economiche, i livelli produttivi si sono marcatamente contratti nel primo semestre. Il Pil, stando alle ultime previsioni elaborate dallo Svimez, si ridurrà di oltre l'8%: non accadeva dalla crisi economica del 2008. Tra i settori più colpiti, commercio e turismo. Crollano anche le esportazioni, -16,3%, mentre il quadro occupazionale, già debole nel 2019, fa registrare un calo degli occupati del 2,3% nel primo semestre dell'anno, a fronte di una media nazionale ferma a -1,7%. In aumento i depositi bancari delle famiglie, riflesso naturale della diminuzione dei consumi e della tendenza ad accumulare liquidità, in via precauzionale. Il rapporto della Banca d’Italia "L’economia dell’Abruzzo, aggiornamento congiunturale" evidenzia i riflessi negativi sull'economia locale legati alla crisi da Covid-19.
NUMERI IN CADUTA
«Il sondaggio condotto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, su un campione di un centinaio di imprese industriali abruzzesi», dichiara Dealma Fronzi, capo della filiale dell'Aquila della Banca d'Italia, che ha illustrato i risultati insieme ai dirigenti Valter Di Giacinto e Alessandro Tosoni, «ha mostrato un diffuso calo delle vendite nel complesso dei primi nove mesi dell’anno e un ulteriore indebolimento dell’attività di investimento. Le esportazioni si sono fortemente contratte, riflettendo soprattutto il calo delle vendite all’estero di veicoli commerciali, il principale prodotto di specializzazione della manifattura regionale. Per i prossimi mesi, le aspettative degli imprenditori rimangono improntate alla cautela, anche se sono lievemente prevalse tra gli intervistati le indicazioni di un possibile consolidamento della ripresa delle vendite». Nell’insieme dei primi tre trimestri oltre il 60 per cento delle imprese ha registrato un calo delle ore lavorate e circa un terzo ha rivisto al ribasso la spesa programmata per il 2020.
COSTRUZIONI
Il blocco dei cantieri disposto a marzo per fronteggiare l’emergenza sanitaria ha determinato una marcata riduzione dei livelli di attività. Secondo i dati delle Casse edili abruzzesi nel complesso dei primi otto mesi dell’anno il numero di ore lavorate è risultato inferiore di oltre il 27 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, con un picco negativo nel mese di aprile. Le compravendite di abitazioni sono diminuite, nel primo semestre, di oltre il 20 per cento.
CROLLO DEI CONSUMI
In Abruzzo i consumi sono scesi dell''8% contro il -10,9 per cento in Italia. Anche le valutazioni sulle prospettive delle vendite per i prossimi sei mesi appaiono peggiori; continuano infatti a prevalere nel terziario le indicazioni di una riduzione dei ricavi. le maggiori ripercussioni negative si sono avute nel terziario, con particolare riferimento al commercio. Nel turismo il calo senza precedenti degli arrivi e delle presenze, riscontrato fino a giugno, si è parzialmente attenuato nei due mesi successivi.
GIÙ L'OCCUPAZIONE
Si registra il -2,3% di occupati nel primo semestre 2020, il dato di Banca d'Italia, dato che ha evidenziato come «gli effetti più marcati hanno riguardato i lavoratori con contratto a termine. In particolare, tra i dipendenti del settore privato, sono diminuite le assunzioni tra i giovani, tipicamente inquadrati in posizioni meno stabili, e le donne, per effetto della maggiore incidenza della crisi nel settore dei servizi, dove è più rilevante la presenza femminile. Il calo delle persone in cerca di occupazione si è riflesso in una diminuzione del tasso di disoccupazione. Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale, agevolato dalle misure del Governo, ha raggiunto livelli mai registrati prima della pandemia».
CREDITO
La raccolta bancaria è stata alimentata dall'aumento dei depositi (+5,8% a giugno), sospinta anche dalla maggiore propensione al risparmio a scopo precauzionale. Il credito alle piccole imprese, ancora in flessione a marzo, è tornato a crescere a ritmi sostenuti a partire dai mesi estivi (+4,9% a giugno); il calo dei prestiti alle grandi imprese, da ricondurre principalmente a specifiche operazioni di riduzione dell’indebitamento di alcune aziende, si è progressivamente attenuato. I finanziamenti alle famiglie hanno sensibilmente rallentato (dal 2,9% di dicembre 2019 allo 0,6% di giugno), prevalentemente a causa della brusca frenata del credito al consumo. La qualità del credito è rimasta stabile, anche grazie a misure governative di sostegno e all’utilizzo della flessibilità nelle regole sulla classificazione dei prestiti.

