«Calcio, atletica e concerti per il futuro dello stadio»

L’assessore Diodati annuncia un piano per il rilancio dell’impianto sportivo «A giorni avvieremo un bando per la ricerca di un privato che gestirà la struttura»
PESCARA. «Vogliamo rilanciare lo stadio Adriatico Cornacchia. A giorni avvieremo un bando per individuare un privato che possa gestire in futuro la struttura». Lo ha rivelato l’assessore comunale Giuliano Diodati, tornato ad occuparsi di sport e impianti sportivi dopo il suo ritorno in giunta il 12 marzo scorso.
Assessore, non si parla più di realizzare il nuovo stadio per il calcio. Che fine ha fatto il progetto del Pescara calcio?
«Nei prossimi giorni verrà approvato in consiglio comunale il Masterplan che prevede, tra le altre cose, anche la realizzazione di una cittadella dello sport con un nuovo stadio. Dopo il varo di questo documento, comincerò ad incontrare tutti gli attori dell’operazione del nuovo stadio: il Pescara calcio, l’Anas, l’università, le Ferrovie dello Stato, la società Proger che è il soggetto promotore».
Che cosa ci farete con lo stadio Adriatico Cornacchia?
«Io sono dell’idea che vada rilanciato e non abbandonato. Non sono contrario alla realizzazione di un nuovo stadio, ma credo che l’impianto esistente debba continuare a vivere, magari con altre funzioni, oltre che per il calcio. Comunque, approfondiremo la questione con un planning economico».
Quale sarà il primo passo?
«Nei prossimi giorni avvieremo un bando per individuare privati interessati alla gestione dello stadio e al suo rilancio. Tramite la manifestazione d’interesse si potrà avviare uno studio per trasformare l’impianto, ora solo per il calcio e l’atletica, anche in una struttura in grado di ospitare concerti e manifestazioni di livello internazionale. Pescara è una meta molto ambita».
Ma lo stadio è ancora sottoposto a vincolo architettonico?
«La Soprintendenza ha sottoposto a vincolo le Colonne di Piccinato e la pista di atletica. Si può però lavorare su alcune opzioni che prevedano non interventi radicali, ma mirati su strutture che la Soprintendenza non ritiene indispensabili. Si potrebbe pensare, ad esempio, anche alla copertura dello stadio».
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