Calcio, fede e solidarietà: le tante partite di Quintino

14 Ottobre 2020

Con la sua squadra, Delfino Flacco Porto, Paluzzi è primo nel campionato di Eccellenza «La nostra forza è l’unione» dice l’imprenditore, fondatore di un orfanotrofio in Africa

PESCARA. Sudore e sangue, sacrificio e passione. Una squadra coesa e disciplinata, un team compatto e lungimirante. Così si arriva in vetta. Il Delfino Flacco Porto conquista il primo posto in Eccellenza, emerge su 20 squadre, con 13 punti in 5 partite di campionato (l'ultima contro il Bacigalupo Vasto) e il patron Quinto Paluzzi, 63 anni, imprenditore pescarese e fondatore delle pescherie “Il Delfino”, uomo di fede e gran cuore, esulta: «Sono incredulo e felice, la nostra forza è l'unione. I ragazzi hanno fatto sacrifici enormi per arrivare a questo traguardo, spronati da un mister capace e generoso, Guglielmo Bonati, affiancato dal preparatore atletico Gianni Chiacchiaretta e dal responsabile della scuola portieri Emilio Tuccella».
La gioia esplode in petto dopo il gol della vittoria che trascina la squadra in cima all'Eccellenza, ma lì rimane: ai tempi del coronavirus non sono permessi bagni di champagne e festeggiamenti smodati fino l'alba, come da tradizione. Solo contingentati si va alle messe di ringraziamento officiate da padre Guglielmo Alimonti alle 5 del mattino nel santuario della Madonna dei Sette Dolori ai Colli. I festeggiamenti sono solo rimandati. Il giorno dopo la vittoria è un giorno qualunque per i calciatori del Delfino Flacco Porto, una storia lunga 26 anni: molti di loro al mattino si guadagnano la pagnotta lavorando nei 22 punti vendita Il Delfino sparsi tra Pescara, Montesilvano, Francavilla, Chieti, San Benedetto e Teramo, e al pomeriggio si allenano, rigorosamente distanziati, tra il verde della pineta dannunziana. Sono tutti giovani sui 20 anni, un senegalese di 18. Paluzzi, Quintino per tutti, conosce nomi, volti e i loro animi, ora felici ora tormentati.
«Alcuni di questi ragazzi provengono dalla Pescara calcio. Li abbiamo “ripescati” e portati al successo con un team stimolante, con tanta voglia di fare», racconta. Un gruppo storico (pluripremiato dal presidente della Figc Gabriele Gravina e dal presidente Lega dilettanti Daniele Ortolano) presieduto da Luciano Zangirolami, supportato dai segretari d'ufficio Gino Di Lorito, 84 anni e Cinzia Chiacchiaretta, che conta 300 dipendenti tra allenatori, calciatori e dirigenti. Paluzzi, sposato con Mara Giardinelli, padre di Roberto e Gianluca e nonno di Margherita, Federico e Francesco (come Papa Bergoglio che l'imprenditore ha incontrato in Vaticano di recente) i giovani li «toglie dalla strada». E attraverso «gli insegnamenti e l'esempio, restituiamo loro il futuro».
Del patron, il mister Bonati rivela: «È lui il motore e l'anima della squadra, i ragazzi si formano in un ambiente bello, sereno, dove valori come rispetto e passione sono elementi fondamentali di crescita». Il figlio Roberto commenta così il successo della squadra di calcio dilettantistico di famiglia: «I ragazzi ci mettono il cuore, si muovono spinti dalla passione. Stare insieme per loro è crescita personale e maturazione a livello umano». Nelle pescherie, 150 in organico, c'è posto per tutti, però guai a sgarrare. Quintino si arrabbia, «ma poi perdono, i miei dipendenti me li manda Dio». La sua famiglia sono tutti loro.
La crisi economica generata col lockdown ha colpito anche l'impero di Paluzzi che però, giorno dopo giorno, durante i mesi difficili, ha saputo rigenerarsi e reinventarsi fino a moltiplicare i successi. Nato il 14 settembre 1957 a Castiglione Messer Raimondo, uno dei Comuni della Val Fino più devastato dalla pandemia, Quintino a 10 anni perde la madre Giovanna Di Donato e a 17 anni rimane orfano anche di papà Roberto. Dopo la morte dei genitori, Quinto (da qui il nome) di sei figli, Sergio, Liliana, Natalina, Elda e Mirella (queste ultime due gli faranno da mamma per un po' di tempo), conoscerà il macellaio Levino che cambierà il corso della sua vita perché grazie a lui la sorella Elda va in sposa all'armatore pescarese Antonio Camplone. Paluzzi giunge adolescente in città e si fa le ossa sulla barchetta Giulietta, fino a diventare l'armatore di successo e il talent scout che è oggi.
Tra le ultime scoperte, la pescarese Angela Passeri, cresciuta calcisticamente nella Flacco Porto e da poco ceduta all'Inter. Da anni c'è l'Africa nel cuore dell'imprenditore Paluzzi che di sé dice: «Io sono un'anima libera». Grazie alla sua generosità, a Nakakono 300 bimbi vanno a scuola e vivono nell'orfanotrofio Delfino. Il prossimo obiettivo è costruire un secondo edificio scolastico per aiutare altri bambini a tracciare il solco del loro destino. Paluzzi, il benefattore. Con l'amico ristoratore Carlo Ferraioli, organizza opere di beneficenza a favore della Caritas e della cittadella di via Alento. Geremia Mancini gli ha conferito il titolo di "Moschettiere del Lavoro" che conserva gelosamente insieme ai tanti ritratti di San Pio, Papa Francesco, le Madonne che campeggiano sulle pareti del suo ufficio di via Stradonetto, accanto alle immagini dei suoi nipotini e dei suoi "figli" africani. «I miei sogni li ho realizzati tutti», conclude Paluzzi. È l'ora di pranzo, i dipendenti escono dai magazzini del pesce per la pausa e lo salutano: «Ciao Quintino, ti vogliamo bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA