Calenda lancia Gentiloni premier «Con lui l’alleanza è possibile»

Il senatore pronto ad appoggiare l’ex commissario europeo: al centrosinistra serve l’agenda politica Loda D’Amico: «Era il candidato migliore alle regionali». E bolla il governo: «Sono scappati di casa»
TERAMO . Gentiloni come D’Amico. L’equazione politica di Carlo Calenda aggancia le sorti del centrosinistra nazionale all’esperienza abruzzese e definisce un assunto del partito post-ideologico guidato dal senatore: contano solo i programmi e la qualità dei candidati. Così il leader di Azione, ospite alla convention provinciale a Villa Tofo, nelle campagne del Teramo, intervistato dal direttore del Centro Luca Telese, coglie l’occasione per indicare Luciano D’Amico, candidato unitario del centrosinistra nelle ultime regionali, come paradigma delle intese elettorali auspicabili. Calenda, parlando degli scenari a livello nazionale, tira in ballo il consigliere regionale che lo ascolta nella platea affollata da oltre trecento azionisti. «D’Amico è stato il migliore candidato alle scorse regionali», sottolinea, «e per questo gli elettori non lo hanno votato, hanno preferito uno che sta a Roma il cui ultimo atto è stato distribuire un po’ di soldi ai consiglieri regionali per darli alle associazioni e prendere voti». È il paradosso descritto dal senatore per denunciare una «politica fatta di influencer, spot e marketing» che non affronta i problemi reali del Paese.
A questo scenario Azione contrappone una visione incentrata sulla concretezza e sulla credibilità che vede nell’ex premier ed ex commissario europeo Paolo Gentiloni un possibile candidato premier d’area. «Uno come lui lo sosterrei domani mattina», scandisce, «ha fatto tutto il cursus honorum». A Telese che gli chiede se lo appoggerebbe anche con voti dei Cinque stelle di Giuseppe Conte risponde: «Non mi far dire cose che non voglio». Calenda rimarca le distanze con grillini, Pd e sinistra. «Ci sono tante cose che ci dividono», avverte ed elenca a titolo di esempio le politiche green, ma si dice pronto al dialogo. «Certo che voglio parlare con Elly Schlein, con Conte e anche con Avs (Alleanza Verdi-sinistra, ndr)», precisa, «ma bisogna trovare un punto di caduta». Il potenziale “campo largo” un metodo di confronto costruttivo lo ha individuato sull’automotive. «Abbiamo trovato il punto di caduta togliendo dalla discussione la parte relativa al green, sulla quale non siamo d’accordo, e parlando del resto», fa notare il leader di Azione. La premessa per un’alleanza resta dunque «l’agenda politica» che al momento però Calenda ancora non vede delineata al punto da farlo sbilanciare su accordi elettorali. Di sicuro, comunque, sono molto più vistose e insanabili le divergenze con il centrodestra.
Il senatore usa parole pesanti nei confronti dell’esecutivo. «La cultura è la cosa più dimenticata e oggetto in questi mesi di uno spettacolo indecoroso», afferma, «ci sarebbe da ridere, se non fosse che si tratta di un settore in cui lavorano 850mila persone che ogni giorno sono umiliate da questi scappati di casa che pretendono di governare il Paese». Il leader di Azione cita un altro caso abruzzese, l’insediamento di epoca romana alle porte di Avezzano. «Cos’è oggi un simbolo dell’Italia? È Alba Fucens, voi ci siete andati, ma siete gli unici. In Italia non va il modo in cui trattiamo Alba Fucens, perché è il modo di essere italiani».
I toni forti nei confronti del centrodestra investono anche il «rigurgito di termini che provengono dal passato» come la parola «pederasta» spuntata nel caso del capo di gabinetto del ministero della Cultura Francesco Spano, costretto alle dimissioni. «Il rigurgito c’è perché sono microcefali, burini e ignoranti» carica Calenda che attacca senza mezzi termini il governo paragonandolo a una «monarchia assoluta, in cui comanda un circolo di quattro persone o forse tre che provengono dal Movimento sociale o esperienze simili». La politica degli spot e «di parte», sottolinea Calenda, ha prodotto un’altra aberrazione. «Questo governo si definisce garantista, ma ha introdotto 48 nuovi reati», spiega, «che resteranno impunti perché creati sull’onda di casi di cronaca». Il leader cita i rave party, «aspetto la prima condanna» puntualizza, ma anche la gestazione per altri, il cosiddetto “utero in affitto”, e lo “scafismo universale” per colpire i trafficanti di essere umani nei Paesi di partenza. Calenda, però, va anche su tematiche più leggere riferendosi al coordinatore regionale e deputato rosetano di Azione Giulio Sottanelli. «Quando vengo in Abruzzo non glielo devo dire», conclude, «altrimenti mi fa andare sempre a Roseto: ci sono già stato 150 volte, comprerò lì una casa».
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