Camelot, la ricerca che guarda al futuro

L’azienda ha sedi a Pescara, Genova e Milano. Offre servizi a enti e aziende attraverso innovazione e intelligenza artificiale
PESCARA. Il futuro può avere il colore del mare, quello dell’Adriatico e quello Ligure, uniti da competenza e ricerca. L’intuizione è quella di aver scommesso su un gruppo di giovani ricercatori che disegnano il futuro tratteggiando i contorni dell’intelligenza artificiale. «In Camelot abbiamo visto l’oceano blu, il futuro», osserva l’onorevole Antonio Martino (FI), fondatore della Dynamin, una holding industriale con partecipazioni di controllo in aziende che operano nell’informatica, nel facility management, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nel campo della ristorazione. «L’unica maniera per rilanciare il territorio è investire sulla tecnologia. È anacronistico pensare che l’occupazione possa realizzarsi attraverso l’arrivo di nuove fabbriche».
L’AZIENDA. La Camelot biomedical systems ha sedi a Pescara, Genova e Milano. Il nome Camelot storicamente evoca la fortezza di re Artù che si stagliava imponente sul crinale della montagna, ma molti lo collegano anche al periodo d’oro della presidenza di John Fitzgerald Kennedy. La Camelot biomedical systems, in realtà, è un’azienda che con il passato ha davvero poco a che fare e la storia vuole scriverla sì, ma proiettandola decisamente verso il futuro. Quella che assomiglia fortemente a una rivoluzione della tecnologia ha radici anche in Abruzzo e vede in campo un gruppo di lavoro di giovani fisici e ingegneri e l’intuizione di un imprenditore prestato alla politica.
«La Camelot è un’azienda particolare», osserva, «tra le nostre società oggi fattura alcuni milioni di euro, ma tratta di genomica, machine learnig (intelligenza artificiale), e tutto ciò che gira intorno ai big data. È un’azienda che guarda al futuro. Il fisico Matteo Santoro è uno dei fondatori di questo spin off all’Università di Genova. Quando ho concretizzato questo investimento ero già operativo come manager del mio gruppo. In quei ragazzi ho visto il futuro e ho lasciato la sede centrale a Genova, laddove si era creato l’humus».
IL PONTE CROLLATO. C’è anche un risvolto fatalista dietro la scelta dell’investimento. «Una palazzina gialla sotto il ponte Morandi crollato a Genova era la sede dell’incubatore», riferisce Martino, «ora abbiamo una sede molto bella che guarda l’acquario di Genova, ma su quel ponte ci passavano i ragazzi tutti i giorni e oggi c’è anche un significato scaramantico in quello che è accaduto in questa avventura».
Oltre a investire in settori classici come automotive «ho una grossa propensione a quello che è il futuro. La Camelot è in prima linea e collabora con strutture internazionali sul concetto di intelligenza artificiale. Abbiamo creato una piattaforma, Open analitics, che raccoglie una serie di dati destrutturati nella Regione Lombardia, come quelli sui termovalorizzatori, sull’ambiente, li mette insieme e poi offre un supporto statistico. Infine, li mette a paragone con esperienze importanti in altre zone del mondo e fornisce un supporto al legislatore che deve prendere decisioni».
L’INVESTIMENTO. Camelot biomedical sistem è stata rilevata con un investimento di un milione 600mila euro all’epoca dello spin off. «Nei prossimi 5 anni», assicura Martino, «vogliamo investire altri 5 milioni di euro nella struttura. All’interno della Camelot, subito dopo l’acquisizione, abbiamo aperto una struttura nel porto turistico di Pescara, dove c’è un gruppo di ingegneri che collabora con la sede di Genova. Stiamo portando in Abruzzo una nuova visione di tecnologia. La nostra regione potrebbe essere svantaggiata, ma scovando tecnologie il nostro compito non è solo quello di fare business, ma anche quello di creare nel territorio di partenza nuove competenze che possono portare sviluppo.
IL MANAGEMENT. Matteo Santoro, 40 anni, pugliese di Monte Sant’Angelo (Foggia), è un fisico che si è formato all’università di Napoli, ha fatto esperienza all’estero e poi si è trasferito a Genova dove ha messo su famiglia.
«Siamo dei fisici che hanno avuto percorsi un po’ diversi», spiega Santoro, «ma poi ci siamo ritrovati all’università di Genova a lavorare come ricercatori di un progetto per lo sviluppo di sistemi intelligenti di supporto alla diagnosi. Quindi sistemi che analizzavano immagini e dati radiologici, in prevalenza risonanze magnetiche ed ecografie, che si uniscono ai dati clinici del paziente e a quelle dell’analisi di geni, la genomica. In questo modo aiutano il medico a fare una diagnosi più accurata perché danno informazioni uniche».
IL PROGETTO EUROPEO. «Noi», aggiunge Santoro, «lo abbiamo fatto come lavoro di ricerca all’università su un progetto europeo che vedeva coinvolto anche l’ospedale Gaslini, eccellenza europea in campo pediatrico. Abbiamo deciso di far nascere un’azienda che si occupasse di questo e abbiamo fatto evolvere questo prodotto. Lo abbiamo inserito in un sistema anche robotizzato che aiuta i medici, oltre che alla diagnosi, anche a fare la terapia. Un sistema che consente la rimozione delle cellule tumorali, di fatto bruciandole. Questo è rimasto sempre grazie a finanziamenti europei e regionali, ed è diventato un prototipo realizzato con l’istituto Sant’Anna di Pisa. Esattamente in quel momento ci siamo ritrovati a dover capire come consentire a questo prototipo di entrare nel mercato».
L’INCONTRO CON LA DYNAMIN. L’incontro con la Dynamin holding group consente di calibrare la presenza sul mercato. Scartata la ricerca di capitali di rischio aggressivi, i cosiddetti venture capital, che impongono una velocità di inserimento che o ti rende subito competitivo o ti costringe a chiudere, la Camelot ha intrapreso un percorso di crescita industriale con le varie aziende del gruppo Dynamin holding.
«Così, da un lato abbiamo consolidato la nostra competenza», conclude il fisico Santoro, «e dall’altro la nostra è diventata un’azienda che fattura, è cresciuta e utilizza le nostre conoscenze anche in settori diversi da quello medico. Ora può riprendere quel progetto perché ha un livello di maturità adeguato in quanto riconosciuta nelle pubbliche amministrazioni. È pronto per una ripartenza in un contesto universitario da parte di un’azienda che ha le gambe proprie e ora cammina da sola».
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