Camera di commercio e PalaBecci in vendita Il Pd: «È inaccettabile»

No alla delibera sull’ipotesi di cessione dell’edificio di via Conte di Ruvo Il presidente Strever: «Ce lo impone la legge dopo la fusione con Chieti»
PESCARA. «Pescara rischia di perdere la propria sede della Camera di commercio. E, insieme a questo edificio, potrebbe essere venduto o affittato anche il PalaBecci, che si trova all’interno del porto turistico». Per il Pd e per i consiglieri comunali dei gruppi di opposizione Sclocco sindaco e Città Aperta il pericolo è più che concreto, alla luce della delibera approvata dalla giunta camerale, presieduta da Gennaro Strever, che ha dato il via libera al piano di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente. Ma è proprio Strever, dopo l’allarme lanciato dalla minoranza a Palazzo di città, a spiegare che l’intenzione dell’ente è di affittare, in futuro, le sedi di Pescara e Chieti, ma solo nel momento in cui sarà ricostruita la sede legale di Chieti, quella del Foro Boario, cioè tra qualche anno, mantenendo per sé il PalaBecci.
L’APPELLO AL COMUNE
A tirare fuori la delibera della giunta camerale sono i consiglieri di centrosinistra che lanciano un appello al Comune e al sindaco Carlo Masci di «aprire una interlocuzione con la Camera di commercio e con la città, che deve sapere» cosa sta accadendo, dice il consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli. La sua preoccupazione nasce dal fatto che il provvedimento prevede la demolizione e ricostruzione della palazzina del complesso Foro Boario di Chieti Scalo, l’adeguamento statico e il miglioramento sismico dei padiglioni “B” e “C” dello stesso complesso, da realizzare in futuro, con il mantenimento di un presidio per i servizi all’utenza in via Conte di Ruvo a Pescara (rimarrebbero, cioè, i locali adibiti a Registro delle imprese, gli uffici situati ai civici 18-20-22, la sala televisiva e la sala Master). Prevista anche la messa a reddito (cioè l’affitto) o l’alienazione della sede storica di Pescara (che è sede secondaria), e anche della sede storica di Chieti e del Palabecci.
«È stata scelta la soluzione peggiore», questa la contestazione di Blasioli, visto che c’erano altre due ipotesi alternative, per portare avanti la razionalizzazione del patrimonio dell’ente. «È vero che Chieti è la sede principale e Pescara è la sede secondaria, ma non possono bastare due sportelli aperti in via Conte di Ruvo, tanto più che in viale Marconi hanno già chiuso tante attività. Ed è grave che non se discuta con Montesilvano e Spoltore, in vista della Nuova Pescara. Sarebbe grave anche perdere il PalaBecci», conclude Blasioli. Gli fanno eco il consigliere comunale Giovanni Di Iacovo, che teme per il futuro del PalaBecci, «luogo centrale, nevralgico per le manifestazioni», e il consigliere Francesco Pagnanelli, che se la prende con il sindaco Masci accusandolo di «andare avanti per spot mentre Pescara perde spazi». «Il silenzio del Comune su questa vicenda ci sorprende», dice Piero Giampietro, capogruppo Pd in Comune: «viale Marconi rischia di perdere un ufficio rilevante e magari proprio sapendo di questa delocalizzazione è stato deciso di non realizzare lì la pista ciclabile». «Il sindaco che dice di amare Pescara la sta distruggendo, consegnandola nelle mani degli altri. Ora consegniamo le chiavi a Chieti?» si chiede la consigliera Stefania Catalano annunciando «battaglia perché così si incide sulla zona di viale Marconi, che il Comune sta danneggiando». «Faremo di tutto per bloccare questo scempio di idea», aggiunge il consigliere Mirko Frattarelli che immagina «un altro autogol del Comune, se verrà meno il Palabecci».
IL PIANO DI STREVER
È Strever a spiegare come stanno le cose partendo dal presupposto che «il piano di razionalizzazione è previsto dalla legge Renzi, la stessa che imponeva l’accorpamento delle Camere di commercio. Ed è stato il Mef, dopo una vista ispettiva della scorsa estate, a imporci di fare il piano mettendo a reddito tutto ciò che non viene usato dopo la fusione. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico, invece, ha previsto la sede legale a Chieti e quella secondaria a Pescara» per cui «la gestione attuale non ha responsabilità». Ma ora cosa accadrà? «Abbiamo dato mandato agli uffici di predisporre un avviso di manifestazione di interesse, una ricognizione del mercato immobiliare per capire quali siano le soluzioni a nostra disposizione per adeguarci al dettato normativo. Ma non c’è alcuna decisione definitiva», sottolinea una nota. C’è invece, spiega Strever, «l’intenzione di affittare e non vendere le sedi di Pescara e Chieti, e non affitterei mai né venderei il PalaBecci. Mi auguro che sarà costruita il prima possibile la nuova sede della Camera di commercio a Chieti, al Foro Boario, garantendo lì il servizio ottimale all’utenza, in un posto facile da raggiungere e con parcheggi. Lì sarebbero trasferiti la sede di Chieti alta (che chiuderebbe) e gli uffici di Pescara non aperti al pubblico, mantenendo gli uffici per il pubblico a piano terra di via Conte di Ruvo. Ma tutto questo accadrà solo quando la nuova sede sarà finita, tra 3-5 anni. E comunque scaturisce tutto dall’applicazione della legge, le polemiche sono sterili e i sindaci non c’entrano niente».

