«Campione di sport e vita»

5 Febbraio 2023

Montesilvano proclama il lutto cittadino. Sognava di vincere le Paralimpiadi

MONTESILVANO. L’Abruzzo perde il suo “guerriero”. È così che amava definirsi Andrea Silvestrone, 49 anni, ravennate d’origine e montesilvanese d’adozione, avvocato e campione internazionale di tennis paralimpico, morto ieri mattina sull’A14 insieme a due dei suoi tre figli, Nicole di 14 anni e Brando di 8, mentre il terzo, D. di 12 anni, è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Ancona.
Un padre. I suoi bambini, avuti dall’ex moglie Barbara Carota con il quale Silvestrone aveva mantenuto un ottimo rapporto, rappresentavano per lui la gioia più grande ed era proprio a loro che dedicava tutte le vittorie sportive e i diversi riconoscimenti ottenuti. Come la laurea honoris causa in Teoria e metodologia dell’allenamento che gli era stata conferita lo scorso aprile dall’Isfoa per aver saputo trasformare lo sport in un veicolo di trasmissione di messaggi importanti. «Loro sono i miei tre motori», aveva dichiarato alla vigilia della cerimonia, «i miei propulsori di vita. Ogni giorno mi sveglio, li guardo, e penso che sono fortunato perché quello che la vita mi ha donato è di gran lunga superiore a quello che la malattia mi ha tolto». Un amore che i bambini gli restituivano in maniera amplificata, accompagnandolo in ogni sua avventura o facendo sentire la loro presenza, a distanza, con disegni e striscioni con la scritta “Forza papà”, che lui mostrava con orgoglio sui social.
Un modello. Silvestrone era considerato da tutti un esempio di determinazione e coraggio per via del fatto che le due patologie progressive che lo avevano colpito duramente, non erano riuscite a spegnere il suo amore per la vita.
A soli 33 anni, nel 2006 l’avvocato aveva ricevuto la prima drammatica diagnosi: sclerosi multipla. Da lì, insieme ad alcune associazioni, aveva iniziato il suo percorso di volontariato, raccontando la sua esperienza ai più giovani e dando coraggio alle persone in difficoltà. Poi nel 2018, in una fase di ascesa dei suoi successi sportivi, una nuova battuta d’arresto, con una seconda patologia che aveva attaccato il suo sistema periferico, paralizzandolo completamente.
Ma ancora una volta Andrea aveva trovato la forza per ricominciare e tornare a gareggiare con più entusiasmo di prima. «I medici mi hanno detto che se non avessi avuto la sclerosi multipla», raccontava, «questa seconda patologia mi avrebbe colpito ugualmente. Io però non mi sono chiesto perché proprio a me. Al contrario, ho pensato meglio a me che sono già su una sedia che a un ragazzo sano».
Un campione. Ed è stata proprio la sua malattia ad avvicinarlo al tennis in carrozzina per il quale aveva avuto una folgorazione. Era accaduto nel 2016 quando Silvestrone, vedendo una partita di tennis paralimpico in tv, decise di provare. Dopo pochi mesi, ecco già la prima vittoria nel doppio, seguita da un’escalation di vittorie nazionali e internazionali, anche grazie all’incontro con l’allenatrice Bruna D’Albenzio, che lo ho portato in giro nel mondo con il sogno di approdare presto alle Paralimpiadi.
Il ricordo. Unanime il dolore che ieri ha colpito la comunità montesilvanese, ma anche quella della vicina Pescara e di Città Sant’Angelo, dove l'atleta si era trasferito da poco, dopo aver vissuto per anni su via Vestina. «Sono devastato», commenta il sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, che ha proclamato per oggi il lutto cittadino.
«Andrea era un amico. Abbiamo giocato spesso a tennis insieme e proprio a dicembre gli avevo chiesto la rivincita. Piango pensando a lui e ai suoi angioletti». Commosso il pensiero del sindaco di Pescara, Carlo Masci: «Hai sempre trasmesso positività, forza, volontà, voglia di vivere, nonostante le difficoltà che attraversavi ogni giorno», e del primo cittadino angolano Matteo Perazzetti che parla di «grande vuoto per tutta la comunità». A piangere la scomparsa di Andrea anche l’amico Paolo Minnucci. «Domenica (oggi, ndc)», dice, «doveva essere tra gli ospiti di una mia sfilata e, invece, non c’è più. Ci dava ogni giorno lezioni di vita».
Incredulo il presidente dell’associazione Carrozzine determinate, Claudio Ferrante. «Non dimenticherò mai i suoi ringraziamenti quando gli ho consegnato la sua prima carrozzina. Era contento perché stava assaporando di nuovo la libertà. Insieme abbiamo sempre parlato di felicità». Cordoglio è stato espresso anche dalla Pescara calcio e dal mondo dell'associazionismo. «Andrea ci lascia la sua più grande eredità: un esempio di vita e di coraggio che non dimenticheremo mai», commenta il presidente di Medea, Francesco Longobardi.
«Con lui avevamo tanti progetti da realizzare. Continueremo a lavorare sulle nostre idee comuni», aggiunge Marco Lombardo, presidente della Lilt pescarese di cui Silvestrone era socio onorario. Tanto dolore ma anche preghiere per il piccolo D. al quale tutti lanciano il grido di battaglia tipico del suo papà: «Vamos!».