Campione di tennis denuncia «Cacciato per la mia carrozzina»
L’episodio si è verificato in un negozio di giocattoli mentre faceva acquisti con la famiglia Andrea Silvestrone racconta: «Il proprietario mi ha raggiunto e mi ha spinto verso l’uscita»
PESCARA. Campione di tennis in carrozzina cacciato dal titolare di un negozio di giocattoli mentre faceva acquisti insieme alla famiglia.
Girava tra gli scaffali, spostandosi in carrozzina, alla ricerca del dono giusto per i suoi tre bimbi, quando all'improvviso, il titolare dell'esercizio commerciale situato lungo la Nazionale tra Pescara e Montesilvano, lo ha raggiunto e lo ha «spinto verso l'uscita», ostacolandogli il rientro nella bottega. Protagonista dello spiacevole episodio è Andrea Silvestrone, 44 anni, ravennate di nascita ma di origini abruzzesi, campione italiano di doppio in carrozzina pluripremiato a livello internazionale.
Tre giorni fa, di ritorno da Praga, è uscito a fare shopping con la moglie Barbara e i tre figli, Nicole, Diego e Brando di 8, 7 e 3 anni. «Faccio sempre regali ai miei bimbi quando torno da un viaggio», racconta lo sportivo che da undici anni combatte contro una forma di sclerosi multipla degenerativa, patologia che due anni fa lo ha inchiodato su una sedia a rotelle», così ci siamo recati in questo negozio dove siamo andati anche altre volte, quindi mai mi sarei aspettato di ricevere un trattamento mortificante che ha fatto piangere i miei figli. Stavamo curiosando, non avevo alcuna difficoltà a muovermi lungo il corridoio tra gli scaffali, avevo spazio sufficiente. All'improvviso mi si palesa davanti il titolare dell'esercizio, piuttosto agitato: Non ci passi, non ci passi, devi andare via, perché fai cadere gli oggetti e li rompi. Gli ho fatto notare, scontrandomi anche verbalmente con lui, che non ho problemi a muovermi e che se fosse accaduto di rompere qualcosa, avrei ripagato il danno. Ma non è servito a nulla. Mi ha spinto verso l'uscita urlandomi: Te ne devi andare. Poi si è bloccato davanti alla porta e non mi ha fatto più rientrare».
«Nel mio lavoro», analizza il campione pluridecorato al torneo internazionale di Barcellona, agli open di Austria e Sardinia, al master di Civitavecchia che si prepara ad affrontare le paraolimpiadi di Tokyo 2020 col sogno di Wimbledon nella testa, «sono abituato a tante evoluzioni in campo seduto su una carrozzina, figuriamoci se non riuscivo a oltrepassare la striscia di corridoio nel negozio». Silvestrone ha voluto denunciare pubblicamente l'accaduto come monito contro le discriminazioni e i pregiudizi: «Il mio timore è che possano accadere episodi simili a persone che non hanno il coraggio di difendersi e alle quali una situazione del genere potrebbe provocare stati di ansia e chiusura verso il mondo esterno. Sto soffrendo per la reazione della mia primogenita, che ho scovato in un angoletto di casa con le lacrime agli occhi e il dolore soffocato perché il suo papà è stato trattato male».
Silvestrone, pochi attimi dopo aver incassato il rifiuto, ha reagito con calma apparente, celando i tormenti interiori per non turbare una parentesi familiare che doveva essere serena e giocosa. Non si è perso d'animo, si è rimesso in macchina e ha volutamente portato i bambini a comprare i giocattoli in un altro negozio di Montesilvano.
«L'ho fatto apposta, e in quel punto vendita siamo stati trattati con gentilezza», puntualizza il consulente legale la cui passione per il tennis è esplosa «per scommessa con me stesso» solo un anno fa nel club sulmonese (città di origine della madre) diretto dal maestro Giancarlo Bonasia, «la lezione per i miei figli è stata la comprensione che quanto accaduto è solo colpa della maleducazione di una persona».
Il campione, già premiato con una targa dal sindaco Francesco Maragno, riceverà il prossimo 26 novembre a Dragonara, una menzione speciale per meriti da parte della Federazione italiana Tennis.
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