Campioni in erba nella giungla degli agenti abruzzesi

14 Gennaio 2017

Tutti possono rappresentare tutti. E i profitti sono variabili Di Campli-Verratti: matrimonio d’oro con contratti milionari

PESCARA. Un mondo dorato. Costellato di soldi, frequentazioni altolocate nel mondo del calcio e un posto in tribuna d’onore allo stadio. Proprio una bella vita. E’ quella che tocca in sorte ai procuratori. In realtà, una giungla legalizzata. Nascono per tutelare i diritti dei calciatori, a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta. Ma, con il passare del tempo si sono letteralmente impossessati del pallone. Da un paio di anni a questa parte, poi, su disposizione della Fifa presieduta da Sepp Blatter, non esiste neanche più un albo. Men che meno sono previsti esami per l’accesso alla professione. Esiste invece un registro dei procuratori alla Figc, la federazione italiana gioco calcio. Dove per iscriversi basta versare una tassa di 500 euro e alla quale aggiungere una polizza assicurativa (in base al numero degli assistiti) annuale. Tutto qui. Dopodiché tutti possono rappresentare tutti. Anche all’estero. Non esiste più la figura dell’agente Fifa. C’è un modulo prestampato con il quale il calciatore firma il mandato al procuratore. Lo stesso modulo con cui una società può anche affidare il mandato a un procuratore per perfezionare l’ingaggio di un calciatore. Conseguenza? Finiscono per intersecarsi pericolosamente le figure di procuratore e di intermediario. Consentendo alla fine ai fortunati di prendere soldi sia dal club che dal giocatore. Soldi, tanti soldi. Quanti? Di norma dal 3 al 10% delle transazioni. A seconda del mandato sul quale viene fissata la percentuale o la cifra. Che può alla fine anche essere superiore. Fortunati loro.

MACCHINE DA SOLDI. Sono tanti i procuratori in Abruzzo (in Italia se ne contano un migliaio). Alcuni esercitano a livelli eccellenti, altri cercano di farsi spazio alla meglio nella giungla pallonara. Obiettivo, inutile dirlo, quello di spillare alle società calcistiche quanti più soldi possibile per l’assistito e per se stessi. Chi sono? Il Centro ha provato a scandagliare nella regione il business di questi professionisti. Il più conosciuto dei quali è sicuramente l’avvocato lancianese Donato Di Campli. Sì, proprio lui, il rappresentante di Marco Verratti, il calciatore abruzzese più forte in circolazione. I due si sono legati dal 2009, crescendo praticamente insieme. Tanto. E per rendersene conto basti pensare che, da quando è arrivato al Paris Saint Germain lo stipendio di Verratti è cresciuto di ben 13 volte: arrivato nell'estate 2012 dal Pescara per 11 milioni più 4 di bonus, il centrocampista di 24 anni ha firmato inizialmente un contratto da 60mila euro lordi mensili. Quattro rinnovi dopo, oggi il suo stipendio, secondo l’Equipe, è di 500mila euro lordi al mese. Cui vanno aggiunti 200mila euro per far parte del gruppo dei convocati e altri 100mila euro di clausola etica. Il totale è di 9,6 milioni di euro lordi. Al netto, 5,6 milioni di euro, senza considerare i bonus, come ad esempio 125mila euro che scattano se il Psg raggiunge la semifinale di Champions e gli altri 125mila se i parigini arrivano in finale.

CAMPI MINATI «La miglior pubblicità per un procuratore è dentro lo spogliatoio con il passaparola», sostiene Donato Di Campli, titolare della Di Campli Law & Management. Ma la vita è dura. «Si gira i campi, sai quante bastonate in faccia ho preso all’inizio!». Ha cominciato nel 2005 (Francesco Di Gennaro il primo assistito) Oggi conta una decina di collaboratori più circa 60 calciatori nel portafoglio, tra cui anche Orsolini il baby prodigio dell’Ascoli sul quale si è scatenata un’asta a suon di milioni che sembra abbia visto alla fine prevalere la Juventus. Anche l’agente di Verratti continua ad andare a caccia di talenti. «Se è già forte si può prendere la procura di un ragazzo anche a 15-16 anni», aggiunge Di Campli. Che negli anni ha dovuto anche resistere ai tentativi di portargli via la sua star Verratti: «Tanti ci hanno provato, c’era la fila...». Il mercato è infatti una giungla e accade anche che pur di strappare la procura di un giovane di talento il procuratore non vada tanto per il sottile, pagando lui. «E’ una piaga che si sta espandendo», conclude Di Campli.

SENZA CONFINI. Difficile resistere per anni. Alessandro Alberti, pescarese, è per esempio sul mercato dal 1998. «Vengo dalla scuola di mio padre (Enrico, ex ds del Pescara e del Bari, ndr), di conseguenza ho sempre lavorato nella massima trasparenza e correttezza. Esercito la professione perlopiù all’estero, visto che conosco quattro lingue. Si resiste sul mercato grazie alla competenza e alla serietà. A certi livelli, infatti, l’azzeccagarbugli viene smascherato. Il millantato credito nel breve periodo può anche pagare, ma poi i nodi vengono al pettine...». Carlo Di Renzo, invece, agisce molto in Abruzzo. «Provo a fare un lavoro più di qualità che di quantità», racconta, «la concorrenza è agguerrita: io cerco il ragazzo non in vista per farlo emergere. E’ un lavoro fatto di contatti giornalieri con gli addetti ai lavori per scovare giovani di prospettiva. Ho iniziato per passione, un po’ alla volta, entrando in questo mondo nel 2011». Di Renzo, sui giovani, allarga la discussione: «A volte ci si imbatte in genitori che pensano di risolvere i problemi economici della famiglia grazie al figlio calciatore. Ma caricando di pressioni il ragazzo si finisce per bruciarlo». Di Renzo, vista l’evoluzione del settore, ha in mente di strutturarsi meglio. «Per reggere il confronto con la concorrenza c’è bisogno di migliorare l’offerta, aggiungendo alcune figure nello staff: un mental coach, un assicuratore, un promotore finanziario e uno che si occupi del mercato estero. Così facendo, si può seguire e tutelare al meglio il calciatore. In tutto e per tutto, cercando di fargli investire bene i soldi che guadagna».

@roccocoletti1

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