Candele e preghiere per le studentesse morte a Tarragona

24 Marzo 2016

Fiaccolata al ponte del Mare dei ragazzi di Erasmus «La paura di incidenti non fermerà i nostri entusiasmi»

PESCARA. «La paura non fermerà i nostri entusiasmi. Il modo migliore per onorare la memoria delle studentesse di Erasmus, morte a Tarragona, è dire ai giovani: andate all'estero per studiare e fare le vostre esperienze di vita». Per ricordare le 13 vite spezzate, di cui 7 italiane, nella tragedia avvenuta in Spagna, un gruppo di otto studenti o laureati all'università D'Annunzio, aderenti all'associazione Erasmus Student Network (Esn, presente in 38 Paesi del mondo, 49 distretti in Italia) ha organizzato una fiaccolata. Gli otto (dovevano essere trenta ma sono stati bloccati dal maltempo) si sono ritrovati ieri sera (nelle foto di Gianluca Fortunato) nei pressi del Ponte del mare, luogo simbolo di Pescara e ponte ideale tra le diverse culture del mondo.

In una mano candele bianche accese dentro ai bicchieri di plastica rossa, nell'altra l'ombrello per proteggersi dalla pioggia. «Siamo qui anche per onorare le vittime dell'attentato di Bruxelles», ha detto Alessio Martucci, 29 anni, presidente della sezione di Pescara dell'Esn, sorta nel 2010, originario di Napoli ma residente a Montesilvano, tre volte in Germania con Erasmus. «Non conoscevamo le ragazze decedute, ma siamo addolorati perché poteva accadere ad ognuno di noi. La paura degli attentati o delle tragiche fatalità non deve spegnere l'entusiamo dei giovani Erasmus o di coloro che vogliono fare questa esperienza che ti sconvolge la vita in positivo».

Giovanni Telesca, 23 anni, ambizioni da interprete, originario di Potenza ma residente a Pescara, ha vissuto l'esperienza di Erasmus in Finlandia: «Siamo sgomenti», ha detto, «ma vogliamo esortare i giovani ad andare avanti e credere nel progetto Erasmus, che punta a formare cittadini europei. In questo modo pensiamo di interpretare il sentimento delle ragazze che non avranno più queste opportunità». Luca Stabile, 27 anni di Pescara, tra un mese partirà per la Cina col progetto Marco Polo. Per un anno resterà nella località di Chonquing dove sarà impegnato in un master di international business, sta studiando cinese e se la cava con l'inglese: «Uscire dai confini nazionali significa avere prospettive di vita e lavoro più ampie. L'Erasmus è cultura e dove c'è cultura c'è anche l'abbattimento dell'odio tra le razze. Con questo messaggio voglio rispondere ai genitori che in questi giorni stanno manifestando perplessità e paure sull'invio dei figli in terra straniera. Questo nostro incontro vuole esprimere anche solidarietà alle famiglie delle vittime». Federica Presenza, 26 anni di Pescara, laureanda in impresa e cooperazione internazionale, ha ribadito che «fare esperienza di studio, o visitare posti nuovi e conoscere altre culture, sviluppa il senso di responsabilità».

Il progetto Erasmus, sorto nel 1987 e conosciuto da tre milioni di studenti in Europa, è una «bella filosofia di studio, che oggi si contrappone alla tristezza della morte delle studentesse italiane»: questa la riflessione di Enrica Lotito, 22 anni di Andria, laureata in mediazione linguistica che ci tiene a sottolineare come Erasmus sia «una esperienza che ti cambia la vita». Si sono dette «sconvolte» Arianna Gattozzi, 24 anni di Campobasso (Molise), laureata in mediazione linguistica, e Angela Ferri, 26 anni di Manfredonia (Foggia), laureata in lingue e letterature straniere, prossima ad affrontare un viaggio in Spagna con Erasmus: «Non ho paura, gli incidenti possono accadere ovunque». Per Pasquale Battafarano, 26 anni di Campomarino (Molise), è stata una «esperienza indimenticabile», quella con Erasmus, in Turchia.

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