Candidato alle regionali con FdI

Il ritratto di Trotta: amante del motocross, nel 2019 sposò la causa della Meloni
PESCARA. Il 24 luglio del 2014 si era presentato alla porta della Caritas di Pescara travestito da barbone: «Sono Giuseppe Ruzzi», questo il nome che aveva scelto per un giorno da invisibile. E poi una storia inventata: «Prima stavo bene economicamente, poi, ho avuto delle disgrazie finanziarie e sono stato lasciato anche da mia moglie. Adesso, sono un disperato, senza più un lavoro e senza neanche la casa». Sabatino Trotta, il primario del dipartimento di Salute mentale dell’ospedale di Pescara, voleva scoprire «le radici del disagio sociale amplificato dalla crisi». Da ieri è in carcere. Quel giorno, aveva lanciato un appello alla politica a non chiudere gli occhi di fronte agli ultimi: «La politica investa sul sociale». Adesso, proprio lui che si è schierato al fianco dei deboli, deve difendersi dall’accusa di corruzione, istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti per un appalto da 11 milioni. È lo stesso Trotta che, alle ultime elezioni regionali del 2019, ha sfiorato l’elezione in consiglio regionale: candidato con Fratelli d’Italia, il medico ha preso 1.954 preferenze. «Dare risposte con competenza, onestà, disponibilità», questo il suo slogan. L’ultima apparizione in un’occasione pubblica risale al 2 aprile scorso, Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, quando ha visitato un centro diurno pescarese per la vaccinazione anti-Covid di 10 ragazzi e 30 assistenti.
Nativo di Castiglione a Casauria, 55 anni, amante del motocross e appassionato di vini, si è laureato il 27 luglio del 1992 all’università d’Annunzio di Chieti, 110 e lode, con una tesi sull’anoressia; poi, la specializzazione con una tesi sulla psicosi nell’adolescenza. Da qui, una lunga carriera, tra pubblicazioni e convegni, fino a ricoprire l’incarico più ambito nel dipartimento di Salute mentale. Uno specialista chiamato anche dalle procure come consulente in casi giudiziari.
Nel 2020, nel suo reparto, il clima si è fatto teso: 9 infermieri hanno presentato una querela contro di lui per presunte minacce. Poi un fatto di cronaca, per ora senza colpevoli, che l’ha visto vittima: nella notte del 5 settembre 2020, sotto casa a Villa Raspa di Spoltore, gli è stata bruciata l’auto, una Mercedes E220. E ieri, la vita è cambiata in un lampo. Nei panni del barbone Giuseppe Ruzzi, il trucco sul viso e una bandana nera in testa, Trotta aveva detto: «È stata una delle esperienze più toccanti della mia vita. Quella notte non sono riuscito a dormire: mi sono passate in testa tante cose. E una domanda: e se succedesse anche a me? Non è facile rispondere a una domanda di questo tipo: ritrovarsi senza certezze è una rottura degli schemi che può scatenare disagio psicopatologico». (p.l.)

