Caos e attese al Pronto soccorso: la Asl ora assume quattro medici

Si tratta di neolaureati. Resteranno in servizio fino alla fine dell’anno «per il post-emergenza Covid» Marcucci (Uil): «Importante potenziare il personale, ma vanno gestiti meglio i ricoveri nei reparti»
PESCARA. La Asl di Pescara integra l’organico del Pronto soccorso con quattro medici per «garantire le attività legate all’andamento della situazione pandemica post-emergenza Covid». Sono quattro specializzandi iscritti all’indirizzo (post laurea) di medicina e chirurgia d’urgenza, al penultimo anno di corso. Gli incarichi (per un massimo di 38 ore a settimana, con contratti di lavoro autonomo o Co.co.co.), hanno natura «temporanea ed eccezionale», come si legge nella delibera del direttore generale Vincenzo Ciamponi, e scadranno il 31 dicembre, con un costo di 199mila euro. Una boccata di ossigeno per il Pronto soccorso, che conta migliaia di accessi ogni anno e spesso le attese sono lunghissime, sfociando in ricoveri, ma non in reparto. Il personale medico però, non è facile da reperire, qui come altrove, per cui la Asl ha aperto - con un avviso pubblico per raccogliere le manifestazioni di interesse - a laureati, specialisti, specializzandi e medici in quiescenza.
Lo ricorda Francesco Marcucci, a capo del sindacato Flp Uil. «È importante potenziare il personale, che permette di migliorare il servizio offerto. Ma il problema non è solo il personale» e bisogna andare oltre per individuare cosa non va, dice Marcucci parlando dell'iper afflusso di pazienti che si verifica in ospedale in alcuni giorni e delle permanenze prolungate dei pazienti. Un "caso" particolare si è verificato in occasione del ponte del 25 aprile quando agli operatori del 118 è stato chiesto di far attendere i pazienti in ambulanza in caso di presenza al Pronto soccorso di oltre 100 malati in contemporanea. Ma accade di frequente, dicono dal sindacato, che si raggiungano le 100 presenze e che i pazienti in arrivo vengano dirottati in altri ospedali, in provincia e fuori provincia. Nulla di tutto ciò nel ponte del Primo maggio, almeno fino a ieri sera: alle 20.30, ad esempio, i pazienti in trattamento erano 75 (la situazione in tempo reale si può controllare sul sito internet della Asl), con due ore di attesa previste sia per i codici verdi che per gialli.
«Non è possibile», dice Marcucci, «che al Pronto soccorso si crei una situazione di questo genere, non si può andare avanti così. Il nostro Pronto soccorso si sta, nei fatti, trasformando in un reparto dove i malati restano più giorni, anche sette o otto, senza che gli venga assicurata l'assistenza che avrebbero in reparto, nonostante tutti gli sforzi del personale. Sta diventando un reparto internistico, una sorta di Medicina o Geriatria, dove si staziona anche una settimana con una frattura e dove si è costretti a dormire, di notte, con le luci accese perché è impossibile spegnerle. Medici e infermieri devono assistere pazienti che non sarebbero del Pronto soccorso, per cui oltre all'emergenza-urgenza devono occuparsi anche di competenze non proprie: si genera così uno spreco di risorse, si creano situazioni di rischio e si demotivano gli addetti. Per gestire cento persone ci vorrebbero decine di infermieri per cui chi c'è scoppia. Un'emergenza che va oltre Pescara e interessa anche Chieti». Marcucci lancia un appello alla Asl, per invertire la rotta. «Bisogna aprire i reparti, favorire i ricoveri. Tutte le divisioni dovrebbero collaborare, ricoverando i pazienti e liberando il Pronto soccorso», esorta il sindacalista. «Non è possibile che si dia la preferenza alle attività programmate rispetto alle urgenze», continua. Tra le ipotesi formulate dalla Asl c'è anche quella di spostare una parte dei pazienti in arrivo al Pronto soccorso in altri ospedali. «Ma è capitato che negli altri nosocomi della provincia si siano rifiutati di accogliere i malati in arrivo da Pescara che, quindi, resta il fulcro della provincia, a livello ospedaliero», conclude Marcucci tornando a parlare dell’organico necessario per questa mole di lavoro: «Ci vorrebbero decine e decine di infermieri e Oss h 24».

