Capisciotti e quel canestro all'ultimo secondo

28 Maggio 2016

Trent'anni dopo, il play pescarese che trascinò la Facar in serie A2 di basket si racconta sul giornale in edicola: "La vita è un'altra cosa"

PESCARA. Ci sono imprese sportive e protagonisti che restano indelebili nella memoria di una città. Come quella realizzata esattamente 30 anni fa da Lorenzo Capisciotti, il campione ribelle della pallacanestro pescarese degli indimenticabili anni Ottanta. Tatuaggi, cresta post-punk, orecchino. Spirito libero e talento da vendere. Un metro e ottanta in mezzo ai giganti, il play pescarese che non entrava mai in quintetto base, ma capace di ribaltare il risultato allo scadere e di far scendere giù il PalaElettra come avvenne con il canestro all’ultimo secondo che nel 1986 regalò alla Facar lo spareggio per la prima delle tre stagioni in serie A2.

«Se ho fatto quello che ho fatto», dice oggi Capisciotti che con la Viola Reggio Calabria ha giocato anche in A1, «è perché da ragazzino, con gli altri dell’Amatori, ci cibavamo di sogni. Ore e ore a provare sul campo della Pineta le cose più improbabili, di una creatività impressionante, a tirare mentre uno ti faceva il conto alla rovescia e gli altri ti stavano addosso, a rifare i numeri degli americani che vedevamo sulle riviste di basket. Memo Patricelli era il più talentuoso e creativo. Ma quella, la nostra, è stata l’ultima generazione cresciuta per strada». Sul Centro in edicola oggi, domenica 29 maggio, nell'intervista firmata da Simona De Leonardis, la storia, i retroscena e le immagini di questo campione di sport, di vita e di pescaresità.