Capodanno di sangue A Istanbul 39 morti e 70 feriti nell’attentato in discoteca

2 Gennaio 2017

Strage in un club con più di 600 clienti nel quartiere occidentale di Besiktas Dinamica simile al Bataclan, lo spettro del califfato. Caccia al killer in fuga

ROMA. È passata appena un’ora e trenta minuti dal brindisi di Capodanno, quando nel locale dei vip di Istanbul, l’esclusivo “Reina club”, un uomo scatena il panico uccidendo 39 persone e ferendone almeno 70. Il contesto è quello di Besiktas, il quartiere più occidentale della capitale turca, già colpito dall’attacco allo stadio del 10 dicembre.

Un video ripreso da una telecamera di sicurezza mostra un uomo vestito di nero all’ingresso del locale con un kalashnikov in mano, che apre il fuoco contro un poliziotto e una guardia sull’uscio, uccidendoli. Una volta all’interno inizia a sparare alla cieca contro le circa 600 persone che si trovano dentro il “Reina club”. La versione dell’uomo solo viene confermata dal premier turco Binali Yildirim, che precisa anche che il killer «non era vestito da Babbo Natale», come trapelato in un primo momento e che avrebbe lasciato l’arma sul luogo della strage. Inizialmente, però, si parla di un commando, un gruppo di più persone entrate in azione nel locale. Alcuni testimoni riferiscono almeno di due linee di fuoco: una al piano superiore del locale, una al centro della pista da ballo. Diversi superstiti, inoltre, sostengono che l’uomo avrebbe gridato «Allah Akbar», Allah è grande. Istanbul è un città blindata: nelle strade, per garantire un Capodanno sicuro, erano impegnati 17mila agenti. Uno schieramento di forze che non è servito: la polizia turca ha dato il via alla caccia all’uomo, diffondendo sui social network un’immagine, ripresa da una telecamera di sicurezza, che mostra il volto di un giovane con la barba. Al momento, però, la sua identità non è nota. Come prima reazione il governo turco ha imposto un blackout ai media locali, ufficialmente per motivi di «sicurezza e ordine pubblico». Durante tutta la giornata di ieri le notizie sono giunte in maniera frammentaria. Un piccolo mistero riguarda le vittime straniere dell’attentato. Secondo la deputata del principale partito d’opposizione Chp, Selina Dogan, che ha visitato obitori e ospedali, sarebbero 24: sette sauditi, tre iracheni, due libanesi, un kuwaitiano, un’israeliana, un siriano, un belga e un canadese. Secondo il governo turco sarebbero 15. La Farnesina ha confermato che fino a questo momento non risultano vittime italiane. Cinque nostri connazionali di Modena, Brescia e Palermo sono scampati all’attentato gettandosi a terra appena sentiti gli spari.

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha commentato in una nota ufficiale: «Stanno cercando di creare caos, demoralizzare il nostro popolo, destabilizzare il nostro Paese con attacchi abominevoli che prendono di mira i civili. Manterremo il sangue freddo come nazione e resteremo più uniti che mai e non cederemo a questi sporchi giochi». Unanime il cordoglio della comunità internazionale: messaggi arrivano da Putin, Merkel, Junker, dagli Usa, dal premier Gentiloni e dal presidente Mattarella.

Nessuno, al momento, ha rivendicato la strage, anche se gli occhi del mondo sono puntati sul gruppo dello Stato islamico. Le milizie del sedicente califfo Al Baghdadi, infatti, hanno goduto fino a poco tempo fa del sostegno non dichiarato del governo di Erdogan al confine turco-siriano in chiave anti-curda. Ma il cessate il fuoco tra i lealisti di Assad e i ribelli in Siria, che esclude i gruppi jihadisti più radicali, come l’Is, e vede come garanti internazionali proprio Ankara e Mosca, non deve essere stato gradito dalle parti di Raqqa, roccaforte jihadista. In più le modalità dell’attacco al locale vip di Besiktas ricordano quelle della strage del Bataclan.

I curdi del Pkk si sono tirati fuori dalla lista dei possibili attentatori. «Nessuna forza curda prende di mira i civili - ha detto il comandante Murat Karyilan a Denge Kurdistan Radio - Stiamo combattendo contro il colonialismo turco». Sembra da escludere anche la pista del Tak, il gruppo curdo scisso dal Pkk, che nel 2016 ha dato vita a una serie di attentati contro le forze dell’ordine, che hanno coinvolto anche alcuni civili. L’ultimo della serie è stato quello allo stadio del Besiktas del 10 dicembre, che ha causato 44 morti e 166 feriti al termine di una partita .

L’anno di sangue in Turchia, in realtà, inizia il 10 ottobre 2015 con il più sanguinoso attacco nella storia del Paese: oltre 103 morti e 500 feriti durante una manifestazione pacifica dei curdi moderati ad Ankara. L’azione viene attribuita all’Is. Il 12 gennaio 2016 un kamikaze siriano uccide 12 turisti tedeschi vicino la celebre Moschea Blu di Istanbul.

Il 17 febbraio 28 persone vengono uccise e 80 ferite in un attentato suicida del Tak ad Ankara contro l’esercito. Il 28 giugno, invece, il triplice attacco suicida all’aeroporto Ataturk di Istanbul uccide 47 persone e ne ferisce più di 200. Il 20 agosto una bomba ad un matrimonio curdo a Gaziantep fa 57 vittime, tra cui 34 bambini.

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